27 febbraio 2012

ci saranno notti libere



Ci saranno notti libere

che chiuderanno

le mie irrequietezze

con un bacio.

Ci saranno le tue braccia

a girare

la chiave.


senza titolo

Annusare l’aria, che strano mestiere
Il fumista studia il vento

in su dove le nuvole si assestano
Il destino in cima ai tetti
dove girerà il galletto?
Still I’m gonna miss you
Sud sud ovest est
aromi di terre calde stamattina
primavere anticipate appiccicano l’aria
prevedere come girerà il respiro
grandi amori respinti
intrecciati alle formazioni
di anitre selvatiche
Decidere dall’alto dove
girerà il vento
e la vita che sta per arrivare.


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la strada del maschio

Che bella chitarrina...
la strada d’agosto
si srotola bollente e ci chiediamo
con gli occhi stretti
dove finisce
l’ingenuità che ci spinge
a schizzi di luce dai guard rail.

Vorrei invadere il terreno
arso e i sassi
bagnarli come un uomo
nel rantolo di certe punte della notte
prima di morire
fecondare
e andarmene
sulla strada in mezzo 
e non voltarmi.



(2003)


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io sono fuori

Io sono fuori
dagli ordini delle relazioni.
Non vedo i binari di ferro 
perchè la nebbia mi attrae sospingendomi a galleggiare
dove nessuno
segue le impennate dell’anima
che si rivoltano in me come germi virulenti.

Palpiti ogni volta irriconosciuti
mi spaccano le coscienze a brandelli
e sbatto sul ring, senza forma se non 
l’anelito desiderio dell’amore sublime.

Io sono di un altro pianeta
e la mia testa racchiude il cuore
il mio cuore racchiude saliva
e la mia pancia tiene umori e figli
e i miei piedi scalvalcano sentieri impervi
in cima alle vette che nessuno vede.
Ho un solo occhio.
Solitaria eterna
raggiungo la cima credendomi con te
mentre la folle che mi abita
si trascina in avanti verso il bianco delle nuvole.

Io sono fuori, sconquassata nel petto
stanca di respirare
anche un solo crepitìo che si aggiunga
fessura sottile, voragine immensa
invisibile nei gessati stirati e negli ipermercati
ma tatuaggio sempre più crudo
che pulsa il mio stato. 

(2001)


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notte di san lorenzo

Era un prato nero di nessuno
inciampare è una scusa spogliata
i fari si spengono ma le mie spalle
riflettono semolino di stelle banali e nuove.

Cerchiamo nel cielo senza orizzonte le cose
che non dico

sospeso il respiro
il muto nero
ci cade addosso a piccoli pezzi taglienti
tienimi qui, duro scalino di costole acerbe
l’ultima notte dentro al sacco a pelo
in un notte di san lorenzo.

Due cani si abbaiano da lontano
l’erba punge la schiena, il seno sono due lune
e i tuoi fianchi i motivi gli anni vecchia bambina
l’odore la terra, il movimento spinge a non chiedere
e io non chiedo e tu.



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cos'è un poeta

Cos’é un poeta se non un microscopio

che osserva peli

di gatto rimasti appesi

ad un bavero

o capelli di una donna

o fili di camicia

e si domanda

cosa siano

o forse non se lo domanda per niente

e si diverte guardando

le curve in controluce.



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cos'è l'amore

IlPadreDioSignoreSeduto
fa in modo che quando
i pesi del vivere non ci rallentano
più, ma stanno
per fermarci sulla riva limacciosa,
ci arrivi una cima
tra le mani
come un polipo ancora vivo
si attorcigli ai polsi,
come un argano
ci trascini fuori
dal pantano.



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26 febbraio 2012

Notte in collina ( ovvero come puoi resistere)

In una casa anima in una notte piena, i sogni della donna erano densi come petrolio caldo.

Il cielo dall'altra parte del vetro che faceva da tetto caricava il suo peso da ore, preparando di rovesciarsi di pioggia fitta e pesante.
Adesso.
Rari uccelli illuminati da qualche luce rimasta planano bassi. I cani lontani smettono di abbaiare. Ogni cosa, sugli occhi chiusi, si ferma e rimane.
Un momento di immobile respiro. E un vento compatto si muove, come un coro di aliti grigi. Una finestra sbatte, aprendosi all'improvviso, in fondo alla stanza l'altra finestra l'accoglie, aprendosi a sua volta. Il luogo diventa un tunnel, il vento un respiro. La donna apre gli occhi, silenziosa.
Non è paura, quella nel petto. E' circospezione, appena percepita. Ferma, ascolta i movimenti invisibili nella casa. Occhi spalancati nell'oscurità.
L'aria rantola, ergendosi come un'onda che cresce, potente. Ascoltami, le dice.
La donna si alza, non è paura quella nella gola. E' un dovere naturale, scendere dal letto, non accendere luci che non servono, arrivare in mezzo alla casa. Ascoltare. Nel petto.

Agli spiriti non ci ha mai creduto, ma questo giro di vento arrivato dal cielo avvolge e parla. Come si può dire di questo, se non spirito.
Nella notte senza nessuna ora, porta una mano al petto, stringendo l'ossidiana nel pugno. Dentro al pugno si spalanca uno scudo d'anima, la rassicura.
La donna rimane lì, a piedi nudi. Accoglie lo spirito del nulla e del tutto che le danza intorno, per minuti interi, come volesse portarla via, su nel nero.

Ma nulla accade di questo. Lievemente, dopo un culmine senza minuti, si scioglie il soffio rumoroso della notte, s'attenua, rimanendo corale, un ultimo giro intorno a quella piccola donna dai capelli scomposti, ed esce, da dove è entrato, dai pori, dalle finestre, dagli occhi.

A piedi nudi rimane la donna, in un attimo di silenzio fermo, prima che un cane lontano riprenda il suo guaire, un'automobile passi nella strada di sotto, grattando il silenzio.




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24 febbraio 2012

impegnativa





Dopo molti anni, mi riconosco abbastanza. Sono e voglio Essere me stessa. E per Essere di più, totalmente, a volte devo Fare. Costruirmi ancora. Conoscermi, accettarmi, e poi Agire di conseguenza.
Anche nelle relazioni con gli altri.

Le spinte a Fare, piuttosto che Subìre, le sento nel mucchio come lampi quasi impercettibili di luce. Mi dànno la direzione a me necessaria ad andare avanti nel completamento del mio essere. Come indicassero un passaggio delicato nel libro di filosofia da leggere, passaggio forse impegnativo o doloroso, ma che può dare comprensione al testo tutto.

Così, immersi tra piumaggi e righe di paure, "regole", buonsensi, svicolamenti e preservazioni, dignità prestabilite, sfiducia nelle sensazioni, trovo piccoli segnali catarinfrangenti. Appena poggio lo sguardo su di loro, mi rimandano indietro luce. Ecco, quella è la Direzione.
Non so da dove mi venga la spinta che mi porta a girare la macchina e tornare nel luogo del delitto se non l'ho Compreso bene. O a fare un altro passo al buio, nonostante il rischio di scivolare. O a osare uno sguardo diretto in più, per rilanciare il gioco un centimetro più avanti.
Ho una fame atavica di ragione emotiva che non mi dà pace finchè non viene soddisfatta.


A volte, come ieri, sono consapevole, metro dopo metro nel mio avanzare, che sto vivendo consapevolmente una possibile svolta, che sto agendo pienamente, nel modo che so completare la mia essenza.

Lo so che starmi vicino è impegnativo, se una persona vuole conoscermi a fondo. Sono impegnativa anche per me stessa, figurarsi. Ma dopo questo, al di là della apparente fatica, per chi sa vedere e non si scoraggia, c'è un senso di libertà estremo, sconfinato, assolato e fresco allo stesso tempo.
E' il luogo dove aspiro a muovermi. La libertà di essere me stessa profondamente e di accettare l'altro nella sua profonda essenza.
Non essere paurosa, mi dico. Non chiudere gli occhi. Alza lo sguardo e sostieni in questa tua ricerca anche chi, se accanto a te, non riesce istintivamente ad alzare la testa. Incoraggiatevi. Nulla può accadere che non sia la Verità. La Verità è irremovibile, la Verità è la Realtà. E la Realtà c'è, che la guardi negli occhi o no.

Un amore è un amore, che lo dici o no. Un bacio è l'ultimo o il primo, che bari o no. Una persona non fa più parte del tuo cuore, che lo accetti o no, che lo riconosci o no, che lo rifiuti o no. Una persona la perdoni che sia giusto o no.

I limiti di ognuno di noi, ci sono e si parano davanti ai nostri occhi. I limiti dell'altro anche. Uno specchio di piccole scaglie di paure, diverse o simili. Che ci sono, che noi le ammettiamo o no.
Così, a volte, anche se mi comporto come un guerriero Ninja, anche se è quasi insostenibile a momenti la schiettezza delle mie parole, o quasi incomprensibile il mio comportamento che mi spinge a certi gesti, chi è davvero di fronte a me deve sapere che è un regalo vero.

E' una estrema considerazione della sua elevata potenzialità. E' un donare la mia Essenza e porgere questo piccolo dono tra le mani dell'altro. E' un gesto di grande Fiducia in chi riceve il mio dono e in tutte le persone che lui rappresenta, una fiducia nell'Altro, in cui mi denudo e mi metto in gioco, cercando con coraggio, la Realtà.
E' Amore, anche questo.

20 febbraio 2012

sereno

Joselito Sabogal

























Oggi piango la mia morte
nella mia tregua silente
e quanto non vi riguarda questo riverso
tanto come sollievo d’acqua sulle ustioni

nuovo amico, conosci a tue mani essenziali
il mio volto caldo, che oggi sia scolpito di pietra
e avvolto in rivoli disciolti e ciuffi quieti

Piango per me, lievemente,
per non scomporre la quiete rarefatta
delle idee giacenti, inanellate e finalmente identiche
a se stesse domani e oggi, intanto.
Che morire è presente,
e il domani inabitato è confuso.

Oggi piango con cura, amate voi fortemente
il mio nudo frugare
di chi scava nella terra in cerca di radici
in un girone terreno
senza mai uno specchiarsi reale.


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19 febbraio 2012

rumore di cinture

Giacete. Che oggi sia alba eterna,
la quiescenza sia àncora
si plachino nel vostro sonno artigli di vita non vissuta
e giusta avidità di incomprese spinte


Giacete, lasciate spazio di veglia vuota a me che non trovo
negli elenchi dovuti stasi mistica per i miei superamenti
ora che, contadina di campi arati, ho le mani piene di grano


Ronzio elettrico, mantra domestico
ma il silenzio muore in un rumore di cintura
risucchiato dalla presenza lievitante
di umani amati cibo e risposte e guerre.


Dov’è l’immobilità che invoco,
in quale tempo parallelo, o profondo interiore
la mia cupidigia di vuoto sarà salva.




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15 febbraio 2012

Lillian Bassman, si chiude lo sguardo

Chissà cosa porta a alcune volte soffermarci sulle cose poco prima che svaniscano.
Lillian Bassman non c'è più, io l'ho ricordata qualche se fa, qui Lillian Bassman, mode e visioni.
Donne eleganti, sofisticate e raffinate. colte anche in momenti intimi, gesti di intimità, squisitamente e teatralmente femminili. Le donne di Lillian sono state quasi un secolo immortalate così. E a noi, oggi,  rimane l'allure in bianco e nero del suo sguardo incantato.









10 febbraio 2012

oriente

































quando raramente tutto coincide

la curva del fianco in controluce

è uno spessore di china

il maestro calligrafo cura le ciglia con sbaffi secchi di pennello

i respiri e le apnee si compongono in amore d’autore




è la notte più luminosa e quel giorno non giunge mai

perchè il tempo è raccolto dalla linea lucida

del pulsare universale

le gambe sono cancelli neri e

le due bocche che si avvolgono girando

sono pennelli danzanti sulla carta.


8 febbraio 2012

assoluto e non tempo



Adrian Waggoner











Parlano poco gli alberi, si sa.
passano tutta la vita meditando
e muovendo i loro rami.
basta guardarli in autunno
quando si riuniscono nei parchi:
soltanto i più vecchi conversano,
quelli che donano le nuvole e gli uccelli,
ma la loro voce si perde tra le foglie
e assai poco percepiamo, quasi niente.

è difficile riempire un piccolo libro
coi pensieri degli alberi.
tutto in esso è vago, frammentario.
oggi, ad esempio, mentre ascoltavo il grido
di un tordo nero, di ritorno verso casa,
grido ultimo di chi non attende un’altra estate,
ho capito che nella sua voce parlava un albero,
uno dei tanti,
ma non so cosa fare di quel grido,
non so come trascriverlo.

(Eugenio Montejo)




Così mi sento oggi, la forza di marea si è allontanata a riprendere poco a poco corpo. Alla fine del respiro c'è un attimo di nulla, in cui l'aria non esce e non sta ancora entrando. Lì, è un piccolo spazio grande come un punto, non ha forma nè peso, e in quanto al tempo se ti concentri lo puoi dilatare e ogni parametro di dissolve. Il tutto e il nulla. Il non fare e il non pensare. Così mi sento oggi, perchè non so cosa fare di questo pieno che sento, nè come trascriverlo. Un suono muto e profondo. Oggi il non usare le parole per dire non è mancanza ma pienezza e assoluto.




7 febbraio 2012

scusa d'essere

Oleg Nazarenko

Perchè non dia fastidio, non sia ingombrante ed esca dai binari. Affinchè io rimanga quieta, abbastanza abitudinaria e sotto controllo, lasciatemi così, non fatemi niente. Mangiare, dormire, lavorare, dialogare, esercitarmi al vivere medio. Anche il lavoro dato, lo svolgerò diligentemente. Temperatura equilibrata per un minimo dispendio energetico. Economica.
Fatemi fare l'Amore però e l'equilibrio salta. Uno zampillo rosa di alcool sulle braci sedate e in un attimo mi carico e infiammo. E' un attimo. Ogni senso s'accende ed esonda. Ogni parola si lega alle altre, spinge per uscire. Ogni colore ha nuove sfumature mai percepite, energia propulsiva s'irradia nella terra e crescono alberi verso il cielo e nuove stagioni inimmaginabili. Tutto si esprime e germoglia. Nasce dalla me stessa fertile e primavera.
E' lì che si capisce chi non regge l'onda, chi ha le mani troppo piccole per contenermi senza contorni,  o limiti di occhi definiti troppo a contenere gli orizzonti che mi esplodono dentro.
Così è per me l'amore, e così è per me la conosciuta sensazione di non poter essere compresa, quando fiorisco, ma solo guardata, nel silenzio ammirato di un passo indietro. Prendo la scena senza volerlo perchè vorrei solo donarla, ma mi si avvolgono verbi e parole intorno a germogli e lacrime, baci, risa e desideri. Essere così è quello che sono. Non esserlo è essere altra. Mi dispiace di saper essere solo così, opulenta e turbolenta, immobile e avvolgente, propulsiva e creativa. Vorrei per te respirare piano, non agitarmi, sedare le forze interiori che mi scuotono l'anima, per non turbare il tuo avvicinarti, mentre provi a stare accanto a questa mia piena Natura.






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5 febbraio 2012

marea

La marea si ritira nel solito angolo
e il tuo viso emerge grigio dalla secca.
Gli occhi spenti raccontano fatiche, 
liquidi densi e affollati e la corrente 
sempre contraria
tranne qualche guizzo di piccole risa
che lenisce l’andare. 
Le membra, i verbi sgonfiati
s’appoggiano.
Il tuo sguardo d’inverno 
disegna il tuo destino
le mani bianche di poeta silenzioso
non dicono e solo di nuovo saggiano il viaggio inatteso
sulla mia pelle. Sentieri caldi si fanno mappe 
senza segnali
il passo grave s’aggrazia, le dita chiare flessuose
si animano sui miei contorni, s’arrossano le bocche
e fiamme morbide si sciolgono nello stesso respiro.
Io terra, e direzione, concorde col tuo mare, noi viaggio
e la marea non è più grigia, amato, 
ma Naturalità.




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