27 marzo 2011

La finlandese che mi piace di più


Villa Nuotta è situata sulla riva nord dell’isola 
di Herttuansaari. E' stata progettata da Siitonen Tuomo,
e realizzata interamente di legno, per una coppia 
di finlandesi e dotata di tutti i confort e le tecnologie 
moderne per essere abitata in ogni periodo dell’anno.
Sillogismo:
Non sono architetto. Ma frequento molti architetti. 
Gli architetti frequentano mostre di architettura. 
Io frequento mostre di architettura.


Venerdì 25 marzo, sono stata al Museo Revoltella (Trieste) per la conferenza  “Paesaggi nordici”, tenuta dall’arch. Janne Teräsvirta.
Come si può presumere dal sillogismo suddetto, non l'ho trovata interessante e me ne sono andata con un'amica al Nettare Di Vino a bere un bicchiere di Chianti, in attesa che aprissero l'entrata al quinto piano per l’inaugurazione della mostra “Architettura Contemporanea in Finlandia”.

Finalmente alla mostra, dopo un'oretta, tra saluti e amici che non vedevo da un po', ho curiosato tra le esposizioni, girovagando nella selezione di progetti d'architettura contemporanea finlandese, tra edifici a carattere residenziale, pubblico, commerciale e sociale realizzati negli ultimi anni. Anche belle installazioni di design. Il tutto è durato una mezzoretta.
Non tutti gli eventi mondani sono inutili, tuttavia. Perchè ho trovato proprio la casa che vorrei. E l'hanno già fatta! Si chiama Villa Nuotta, ed è naturalmente in Finlandia. Pareti trasparenti e legno, tutta su un piano immersa nella natura. Eccola, la casa dei miei sogni. Materiali naturali, linee d'avanguardia.

Alle ore 20.00 poi da Spaziocavana (il negozio di arredamento in via San Sebastiano, Trieste) c'era nel programma l'evento  "Enjoy...Finland", con le installazioni di design finlandese delle aziende Artek, Iittala, Marimekko e Martela e una serata a tema e cocktail in stile nordico.
Questo, lo devo dire perchè sono una rompi, non l'ho capito proprio, se non a fini commerciali (dicasi, markette?). Ok, lì si vendono quei marchi, quindi si possoo vedere, ma chiamarlo "cocktails in stile finlandese"mi sembra eccessivo... Forse non essendo architetto però, non ho compreso l'allure finlandese nei bicchieri di plastica di prosecco, nè quella decina di mono bocconcini di cui ho visto solo i rimasugli nei cucchiaini/bocconi abbandonati su un tavolino a lato.

Quindi, bene la mostra, mi ha permesso di trovare la casa dei miei sogni, sempre di livello alto l'evento al  Museo Revoltella, ma un po' tirato per i capelli l'happening a Spaziocavana. 
Chevvedevodì, sono una semplice io!

24 marzo 2011

Life is in the details. Excellence accordingly.

il dlin del microonde che scalda il latte la mattina. l'attrito fresco dei piedi quando si infilano sotto le lenzuola. prendere l'autobus per un pelo. decidere di andare a piedi. la mano sulla pancia del cane. i primi gabbiani dell'estate. scoprire di riuscire a sentire ancora un batticuore. essere soddisfatti di ciò che si è fatto, a fine giornata. guardare gli amici che ridono. in scooter senza guanti. guardare la natura e saper partecipare della sua essenza. ritrovare quella penna che scriveva così bene. infilarsi i pantaloni dello scorso anno e trovarli un po larghi. quando si spengono le luci al cinema e inizia il film.il profumo della mortadella. il sapore del pane. [segue]

23 marzo 2011

Noise ≠ Silence

Su La7 c'è 8emezzo, parlano da due ore ormai di Libia, Lampedusa, Gheddafi, interventismo, paure, terrorismo, petrolio, emigrati, emergenze, parole, parole, parole. Una sopra l'altra. Feltri sopra a Vauro, Minniti sopra a Feltri, le dirette con i lampedusani incazzati, e di nuovo altre ipotesi, guerra si guerra no. Due ore di esseri umani che decidono di altri e altri che vorrebbero decidere per se stessi. Ciarpame. Gracchiare di bipedi. Spengo la tv.Pochi secondi di silenzio bastano a far galleggiare nuovamente a pelo dell'acqua la realtà della mia casa e il suo pacifico stato. Solo qualche moto lontana che passa.
La poltroncina di vimini recuperata dal terrazzo accoglie due dei miei gatti, morbidamente abbracciati, il più smilzo ha il collo all'indietro e la testa che penzola, è totalmente abbandonato e dorme. Il più grosso è statuario, occhi taglienti, sguardo verde fisso, mi guarda. Silenzio. Sul divano di fronte a me, svegliata dall'assenza di rumore umano, alza la testolina bianca la gatta; occhi contornati di nero, come un makeup orientale, mi guarda socchiudendo gli occhi, seduttiva. Come seducono gli occhi dei gatti, senza fare nulla. Allunga lentamente le zampe anteriori davanti a se, si fa guardare in tensione, poi si rilassa nuovamente.
Giro la testa, accanto a me, sorrido al mio cane che mi stava guardando. La serenità in quello sguardo muto, non c'è smania, non c'è petrolio, ne' terrorismo, non un'ombra di emigranti all'addiaccio in emergenza, tantomeno ipotesi di guerra. Silenzio e sereni occhi marroni. Un marrone rilassante e umido, come la terra buona, come le castagne arroste, come certe striscie di certi tramonti. Su noi tutti, il silenzio, che non smette ancora. La pace, i miei animali; strofino tra le dita un orecchio della gatta, mi è grata, le piace. Appoggio una mano sulla pancia del cane, sospira, sereno. Socchiude lentissimamente gli occhi. E' ora di dormire per tutti. Silenzio. Sono grata, mi piace.

Sull'amore.

Scopro continuamente momenti nuovi, luoghi inesplorati, angoli di cui non conoscevo l'esistenza. Anche i tempo è un luogo, se vi abitano consapevolezza e ogni cosa si ferma, seppur per un istante. La maturità dell'uomo si percepisce con nuove fatiche che il corpo non sentiva il giorno prima, e con nuove brevi serenità che l'anima non conosceva fino al giorno prima.
Nuove domande quotidiane e nuove risposte a quelle domande ci rassicurano sull'essere vivi.
Le paure che ci affiancano da una vita, perdono vigore, costruiamo loro intorno un recinto di fatalismo e serenità.
L'amore rimane un mistero, anche questo stato ci garantisce che sia vero. A tutti coloro che dicono che l'amore si comanda, si razionalizza, si gestisce, io vorrei dire, mi dispiace, non l'avete mai incontrato. Negli anni ho imparato che ci sono molti tipi di attaccamento a una persona, non uno più vero degli altri. E che l'amore vero per farsi riconoscere usa tutte le sue armi: la passione, la comprensione, il tempo, la pazienza, l'ardore, il sacrificio, l'altruismo e molte altre. 
E' allora, quando non ti fai più domande, quando smetti di agitarti sul prossimo minuto, quando ti arrendi ad essere pervaso da onde di qualsiasi intensità, quando resti, semplicemente, e vivi. E' allora che l'amore sorride e si ferma, smettendo di fuggire.



In amore non essere un mendicante,
sii un imperatore.
Dà e resta semplicemente
a vedere cosa accade...


(Osho)

21 marzo 2011

Familiarità



















Si apre il cancello del giardino
con la docilità della pagina
che una frequente devozione interroga
e, dentro, gli sguardi
non hanno bisogno di fare caso agli oggetti
che sono già precisamente nella memoria.
Conosco le abitudini e gli animi
e quel dialetto di allusioni
che ogni raggruppamento umano ordisce.
Non ho bisogno di parlare
né di mentire privilegi;
bene mi conoscono coloro che qui mi circondano,
bene sanno le mie angosce e la mia debolezza.
Questo è raggiungere ciò che è più alto,
ciò che forse ci darà il Cielo:
non ammirazione né vittorie
ma semplicemente essere ammessi
come parte di una Realtà innegabile,
come le pietre e gli alberi.

(Jorge Luis Borges)



17 marzo 2011

ammissione di colpa: auguri alla Terra non all'Italia

Oggi, 17 marzo 2011, non scrivo dell'Italia, dei 150 anni dell'Unità, non scrivo delle manifestazioni commemorative, tantomeno dei leghisti e delle frecce tricolori, nè del discorso del presidente Napolitano, ne' della Repubblica così calpestata.
Non volevo scrivere niente, perchè mi sentivo un po'in colpa. Oggi i social network, le tivvù e i giornali pullulano di auguri, di bandiere, di messaggi patriottici. E io mi sentivo un po' in colpa. Di non sentire niente. O quasi.
Ma voglio superare i miei limiti e affronto questo pudore, esorcizzando questa sensazione di inadeguatezza che subìsco dall'esterno.
Ebbene sì, lo confesso, non provo quasi nulla a proposito di questo anniversario.
Non mi batte il cuore ascoltando l'inno di Mameli, non amo particolarmente la bandiera (nè quelle degli altri), non provo nel cuore quella fede che sbrilluccica in molti occhi.
Apprezzate la mia sincerità, almeno.
La parola patria non sortisce alcun effetto su di me, mi muove forse un lieve prurito. Sono punti di vista di chi "rinnega" per molti che leggeranno, ma abbiate pazienza e datemi atto del coraggio che ho a fare outing in una giornata così.
Non vorrei vedere divise, oggi, di nessuna patria o luogo o altro. Camice leggere e bianche o colorate, maniche tirate su, cappelli tenuti in mano e mossi nell'aria come per salutare. Questa immagine mi piacerebbe, e la vorrei ovunque, qui, oltre il confine, anche oltre a quello.
Mi sento un animale evoluto, un'anima dell'Universo, considero molti uomini molto sciocchi, molti uomini involuti e aggressivi, molti uomini buoni.  Tutti stretti da una parte o dall'altra di un confine a fare cose uguali, simmetriche una dall'altra. O opposte.
Forse mi direbbero ( me l'hanno già detto) non hai visto la guerra, nessuno ti portava via la terra. No, non ho visto la guerra, o meglio non l'ho vista sotto casa mia, e sapete che c'è? sono orgogliosa di non provare sentimenti provenienti da una guerra.
Sono nata in Veneto, e non per questo sono leghista, sono nata in Italia e non per questo sono patriottica (nè nazionalista), sono nata in Europa e non per questo non ho visioni orientali, sono nata nel mondo e non per questo mi merito di comandarlo e di distruggerlo.
Auguri Terra!

16 marzo 2011

perchè le cose che vorremmo vedere nitide finiamo per vederle in ogni immagine sfocata.

Gabriel Sainz
non diamo la colpa alla pioggia che diluisce le figure, formando immagini oblunghe sui finestrini o acquerelli romantici dovunque posiamo lo sguardo.
non diamo la colpa alla pioggia. 
perchè c'è una forza bizzarra che segna i contorni delle cose che vorremmo vedere nitide. come un pennarello invisibile e malizioso che gioca con la nostra ingenuità, e indipendente dalla nostra volontà, sta lì e segna, curve, spigoli, illustra scene dettagliate dove altro non c'è che un desiderio forte e scene abbozzate.
le scene abbozzate non sono realtà. la realtà non ha dubbi, balza agli occhi, è spietata e la luce su di essa è tagliente e vivida. nessun effetto blur, no, sulla realtà.
le scene abbozzate invece possono ancora prendere tante direzioni, la loro forma può cambiare, nelle modalità e nei dettagli, addirittura un albero può diventare un vigile, o un bacio diventare un morso, un uomo che arriva da lontano può risultare invece un uomo che se ne va.
le immagini diluite, quelle che sembrano essere un po quello che desideriamo vedere, sono ingannevoli quindi pericolose. 
gli innamorati sono i professionisti delle scene sfocate. 
le riempiono di dettagli romantici, di sguardi trasversali che definiscono ammiccanti e altro non sono che fuggitivi, di strette di mano vibranti e significative che invece non sono che imbarazzate e tese.
gli innamorati sono artisti nel dipingere attentamente la realtà che vorrebbero. è proprio il loro amore quella forza bizzarra che crea davanti ai loro sguardi il mondo che vorrebbero.
non diamo quindi la colpa alla pioggia, la colpa è tutta dell'amore.




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15 marzo 2011

Pandora


La curiosità femminile è la responsabile, per il mito greco, di aver reso dolorosa la vita dell'uomo, scoperchiando il vaso che conteneva tutti i mali del mondo, per l'irresistibile spinta a farlo. 
Ma di custodire anche il fondo del vaso, contenente ancora nientemeno che la speranza. 

La speranza è quindi nelle mani delle donne, che non si arrendono, che vedono con il desiderio il futuro, che chiedono al cielo, che si danno da fare per disegnare progetti e per raggiungerli.


Ma non è la vita stessa un vaso di Pandora?


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oche selvatiche e voli d'uccello (ovvero: devi solo lasciar che il dolce animale del tuo corpo ami ciò che ama)

Brian McCarthy
Oche selvatiche (Mary Oliver)

Non devi essere buono. 
Non devi camminare sulle ginocchia 
per cento miglia nel deserto in penitenza. 
Devi solo lasciar che il dolce animale del tuo corpo ami ciò che ama. 
Raccontami della disperazione, la tua, ed io ti racconterò la mia. 
Intanto il mondo va avanti. 
Intanto il sole e i chiari cristalli di pioggia 
si stan muovendo pei paesaggi, su praterie e profondi alberi, 
su montagne e fiumi. 
Intanto le oche selvagge, alte nel puro aere blu, 
son di nuovo sulla rotta verso casa. 
Chiunque tu sia, non importa quanto solo, 
il mondo offre se stesso alla tua immaginazione, 
come le oche selvatiche ti chiama, aspro ed eccitante - 
annunciando ancora e ancora il tuo posto 
nella famiglia delle cose.

(Mary Oliver)



Come impennate di fame o rabbia, talvolta ci si trova prigionieri di armature che non ci rappresentano.
Le armature che ci rappresentano davvero non sono di ferro pesante, nè schermano la luce. Ma è difficile indossarle, mantenerle lucide, sentire la loro protezione. Dovremmo cercare di non essere rappresentati da alcunchè, ma di Essere, e basta. Permearsi tra le cose e le sensazioni, come volo d'uccelli e aria di stagioni che arrivano o vanno.
Eppure poi l'ego richiama impetuoso a ricordarci di volere una persona che ami solo noi, passioni convulse, baci adoranti e mani che stringono per non perdere la presa.



14 marzo 2011

nuove convivenze #1

Vivere accanto a qualcuno di cui quotidianamente devi prenderti cura e che non dice mai un grazie a voce alta, che non ti accompagna a teatro nè al cinema. Per non parlare di bere un aperitivo con te. Che dà per scontato che lo ami anche se sinceramente non si lava abbastanza. Che non si ricorda le ricorrenze e neanche il sesso gli interessa più di tanto, o comunque, non con te. 
Scegliere di vivere accanto a qualcuno che non ti offre mai, dico mai, una cena, ma ti fa scenate ogni volta che ti allontani o ritorni, ma senza dirlo chiaramente, eh no, solo con atteggiamenti che devi interpretare.
E che ti fa sentire in colpa se non gli dedichi abbastanza attenzioni, e contemporaneamente però quando ha sonno ha sonno, non c'è verso, crolla là vicino a te, hai voglia tu, a parlare di "noi".
Ci fosse una volta poi che chiede scusa, per qualche odore sconveniente, o quando si sporca tutta la bocca di cibo ( ma chi gli ha insegnato a mangiare?), no, mai. Se ne sta là, come se tutto della vita e di te gli andasse bene, senza voler cambiare niente, nè un progetto, nè una discussione. Contento solo che esisti, e di appoggiarsi a te, guardando un panorama. Anche senza panorama.


Questa è la mia nuova vita accanto a lui, il mio cane.

La zattera in me

Caroline Westerhout





 [...] "Non ti preoccupare se ti tocca compiere il tuo dovere e intanto freddo o caldo ti tormentano; se la testa ti cade pesante di sonno o se invece hai dormito a sufficienza; se mala voce t'accompagna oppure coro di lodi; se stai affrontando pericolo di morte o sei in qualche altra condizione diversa. Del resto anche questa è una delle azioni che la vita seco comporta, questa appunto, quest'azione per cui si viene a morire. Anche in punto di morte basta dunque che ben si disponga dell'istante presente.[...] Ogni qualvolta ti perturbano nel profondo eventi che intorno ti si addensano, rapido ritorna in te stesso; e più di quanto necessità ti costringe, non t'allontanare da un'ordinata e armoniosa dignità d'azione. Oh! sarai più valente nella scienza del ritmo e dell'armonia se ininterrottamente ad essa ritorni. [...]
tratto dai Colloqui con se stesso di Marco Aurelio




Per molto tempo l'Ignoranza del centro d'equilibrio mi ha squilibrato fino a farmi credere che fosse giusto, la non consapevolezza dell'azione, che fosse sano l'istinto emozionale lontano dalla consapevolezza del gesto, come se quest'ultimo ne privasse di realtà e integrità.
Confondevo la Consapevolezza con il calcolo strategico dell'Essere.
Dopo anni di di inquietanti domande che rifuggevo per non togliere spontaneità al Sentire, è stata la vita a non darmi tregua, a tirarmi avanti nelle onde alte, e io con lei, aggrappandomi ai legni di passaggio, e talvolta a prendere fiato (dai sensi) , galleggiando qualche minuto ( in alte percezioni).
E trovando finalmente il valore di quei minuti, eterni, mai vissuti e sempre stati, di Essere. Salva.

11 marzo 2011

viaggi





seduta nel sedile dietro di un auto vedo meglio la strada che non guidando. l’attenzione è libera di andare a dettagli, su cime sfocate dalla velocità e su covoni di fieno lontani quasi immobili. quando guardo la natura, la guardo con te, chissà perchè, mi chiedo. filari di pioppi si allungano per un istante davanti a me, finendo in un punto laggiù, come una strada sterrata a forma di triangolo che si alza sull’orizzonte. e subito dopo si riaprono campi, case grigie e gialle, di cui non distinguo i contorni. ecco due cavalli, fermi a brucare, che vedo veloci scivolare indietro, e non basta girare la testa, no, non basta, sono già cani, e già formiche. come fermare i desideri, quando ti prendono i pensieri.
i miei occhi sono i nostri occhi. il cielo è lo stesso, mi dico sempre, è solo questione di punti di vista. il fuoco del mio sguardo si avvicina al fosso che accompagna la strada e vedo ombre di pali della luce sfrecciare e ombre di alberi seguirli. 

se il mondo finisse a tre metri da qui, sarebbe solo uno sfilare rapidissimo di ombre verticali, come i pensieri disordinati prima di dormire.
se il mondo finisse a cento metri dalla strada, finirebbe con oggetti in movimento lento, case, cancelli, altri campi ocra, qualche incrocio di stradine, qualche bici appoggiata a un muretto, tutto lento nel passare davanti, come gli obiettivi che non vogliamo abbandonare, che vediamo davanti e che vogliamo raggiungere.
se il mondo finisse dove finisce lo sguardo, i profili all’orizzonte delle colline grigie chiare si accavallerebbero ferme, come cavalloni di un mare immobile, come le nostre fedi, ciò in cui crediamo, immense figure morbide o piane, lontanissime, appena colorate, a volte annebbiate; a tratti, nel viaggio, illuminate.

8 marzo 2011

gioia




















Vai vai
tanto non è l'amore che va via

Vai vai
l'amore resta sveglio
anche se è tardi e piove
ma vai tu vai
rimangono candele e vino e lampi
sulla strada per Destino (...)


Sono piccole gocce di emozioni le ricompense alle nostre ricerche e smarrimenti. Stasera sono felice, non durerà? non durerà. 
Ma so che esiste, so che all'improvviso tutti gli uccelli che si muovevano in stormi di presagi in me, trovano un cielo.
So che mentre cammino con i jeans rotti e le scarpe da ginnastica, pensando ai movimenti della vita, quel suo sorriso mi viene incontro e tutto è semplice. Gioia.
Non c'è domani in questo momento. C'è spazio solo per respiro. E gioia condivisa. Che è quella vera.

Vai vai
conosco queste sere senza te
lo so, lo sai
il silenzio fa il rumore
de tuoi passi andati
ma vai, tu vai
conosco le mie lettere d'amore
e il gusto amaro del mattino

Ma
non è l'amore che va via
il tempo sì
ci ruba e poi ci asciuga il cuor
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te...
soltanto un sonno di quiete domani...

lo so lo sai
immaginare come un cieco
e poi inciampare
in due parole
a che serve poi parlare
per spiegare e intanto, intanto noi
corriamo sopra un filo, una stagione,
un'inquietudine sottile.

Ma,
non è l'amore che va via
il tempo sì,
ci ruba e poi ci asciuga il cuor
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te...
soltanto un sonno di quiete domani...

(Vinicio Capossela dall'album "Camera a sud")


Il quadro è di Stephen Mackey, artista eclettico inglese. Il suo bel sito è qui.

5 marzo 2011

Il corpo sta alla terra come il cuore all’addio

Adam Pretty, Australia















Il corpo sta alla terra come il cuore
all’addio

le bestie illuminate si appartengono intrecciate
per destino casuale
incrociato, nonostante luoghi diversi

c’è un ordine, in ogni morire, che conquista
la terra e con il cuore il dolore.

Sogno invece un corpo immenso che
si cuce al cielo.



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vieni, vai, non andare.

Foto di Todd Hido (San Francisco, California).
























entra pure, è tanto che volevamo farlo, appoggia lì la borsa, vieni. questa è casa mia, è tutta qui, come te l'immaginavi o diversa? la differenza d'età è un altro pretesto per la paura, mi dico, è solo una valigia di anni in più, basta appoggiarla, lasciarla all'ingresso. 
dissimuli imbarazzo e io non lo voglio guardare. così mi giro e ti dò le spalle prendendo due bicchieri dall'armadio. dio mi sembro in un film, dico piano, macché film e film, mi dici tu.
non bevo niente. non bevi niente? no, ti ho detto.
e ora? mi chiedi. non capisco se hai più paura o sfrontatezza. 
io voglio toccarti i capelli, ti rispondo.
alzi le braccia in silenzio per toglierti l'elastico che ti stringe la coda di capelli. lo spostamento lento dell'aria mi manda addosso odore di pelle e strade e caschi da moto, è un odore giovane, selvatico. i capelli ti sfiorano le spalle e ti fai guardare. le tue palpebre quasi s'abbassano un po'. 
no, non starò qui a guardare, cosa credi, mi giro di nuovo. 
perché ti ho fatto salire, ragazzo. 
per farmi sentire questa ansia salata di donna, rispondi. 
vai via, dico piano, sei troppo giovane, sono una folle, o un'attrice e noi in un film, vai via che è meglio, cosa mi è venuto in mente, va via che sono fragile. no, no, rimani, non andare. non andare, no. stringimi. non deve mica accadere niente, anche se ti sei sciolto i capelli per me, è notte e siamo senza scarpe. non andare ora, no, rimani. e stringimi.
non andavo, cucciola, non andavo. 






Todd Hido è uno dei fotografi americani più famosi al mondo. Conosciuto per scattare immagini inquietanti del paesaggio suburbano. Pezzi di panorami anonimi della città, la documentazione di edifici e paesaggi urbani solitari e desolati sono lo stile principale di quest’autore nelle cui fotografie è sempre presente un certo grado di realismo. Il suo ultimo libro, del 2010, "A Road Divided" raccoglie fotografie fatte lungo un viaggio, addirittura attraverso il finestrino dell'auto.
Il suo sito ufficilale  è www.toddhido.com

4 marzo 2011

segnali

Montserrat Gudiol i Corominas


più che altro ho imparato a tacere

quando non è indispensabile 

parlare

la casa è punteggiata da quaderni

dove ho annotato lo scorrere

del tempo

ma il tempo è come il silenzio

un vetro vuoto da riempire

di segnali

come un’attesa travestita

da riposo.

3 marzo 2011

io non parlo da sola

cerco immagini sulle pieghe del lenzuolo, mentre penso, che non ho più paura di stare sola. la televisione è sempre spenta, questo lo sto pensando a voce alta. sento con le orecchie la mia voce. ho letto da qualche parte che parlare da soli è sintomo di equilibrio mentale, non il contrario. che strane le cose che si leggono da qualche parte. certe volte vedo le persone in moto o in auto che parlano, molte hanno l'auricolare nascosto, non vale apparire matti, così.
io non parlo da sola.
chi mi vede da fuori lo può pensare, certo, rido a volte, mi acciglio, altre. parlo per minuti interi, con frasi articolate e subordinate.


io non parlo da sola.
parlo con te. 
parlo con te così tante volte che mi fa compagnia la tua assenza. anche una comodità, per certi versi, in fondo non rispondi mai, o quasi. si, parlo con te, quando sono sotto la doccia, del film visto la sera prima, mentre mi faccio il caffè, di ricordarmi di comprare il detersivo.
parlo con te così tante volte che non è possibile che tu non mi senta. 
parlo con te e rido, mentre ti dico cosa penso davvero di quel mio cliente, e l'altra sera, mentre piangevo per una paura forte che avevo nel cuore, ti ho detto che volevo pregare. 
a volte ti chiedo dove sei, se torni tardi, se ti rendi conto di questo o di quell'altro, e se preferisci la gonna rossa o quella bianca. sorrido subito dopo perché non serve che tu mi risponda, lo so benissimo che vuoi la gonna rossa.
io parlo con te perchè tu sei qui. e ho tante cose da raccontarti. 
parlo con te, e certe volte non so se non ci sei. 
non so se esserci è appoggiare i piedi sul mio stesso pavimento, affondare la testa nel cuscino, usare un cucchiaio per raccogliere il fondo dello zucchero nella tazzina del caffè. non so se esserci è fisicamente starmi addosso, o dentro, o intorno.
non so se esserci invece è solo abitare con me, vivere, essere parte dell'universo con te, condividere il mio sentimento, far riferimento a te, nelle cose che mi accadono. 
parlo con te anche in silenzio. il silenzio che finalmente ho conosciuto e finalmente capito.


io parlo con te e non so ancora se lo faccio perché non ci sei, o perché sei qui.

2 marzo 2011

Nessun danno

Chiamami a quella tua ora,
che ti resiste incessante,
vicina supplica come il muso di un cane,
ma sempre di nuovo si distoglie,

quando alla fine pensi di afferrarla.
Quello che si sottrae è più tuo.
Siamo liberi. Ci congedarono là
dove prima credevamo di essere accolti.

Timorosi desideriamo un sostegno,
noi talvolta troppo giovani per l'antico
e troppo vecchi per ciò che non è mai stato.

Giusti soltanto, tuttavia celebriamo,
perchè, ahimè, siamo il ramo e l'ascia
e la dolcezza del periodo che matura.

(R.M.Rilke)

1 marzo 2011

La signora felice





















Poichè gli voleva tanto bene, quando lo vedeva era felice.
E quando non lo vedeva?
Quando non lo vedeva pensava a quando l'aveva o l'avrebbe 
visto, quindi era felice.
E la notte?
La notte lo sognava tale e quale, come fosse giorno, quindi
era felice.
( Vivian Lamarque)


Quanto è vero che per raggiungere il momento in cui spontaneamente apprezzi le cose più semplici, ci vuole un viaggio lunghissimo. Per accorgersi poi di averle avute già dentro, oscurate da bramosie e ambizioni, al momento della partenza.