31 dicembre 2010

2011 a voi, a te, a me.

Se le cose più intense terminano con un respiro sommesso, e quest'anno per me è stato un'alta marea continua, per me terminerà quindi in tranquillità e silenzio. Un anno intenso, non solo drammatico. Pieno di scoperte, di illuminazioni, di dolore, di lacrime, di conferme, di sorrisi, di calore e di solitudine. Tutto e il contrario di tutto.

A voi, che avete avuto una pazienza infinita, e un amore continuamente confermato nel avvicinarvi a me, periodicamente, costantemente, con leggerezza o serietà, con tolleranza e rispetto. A voi che avete riso con me, avete sentito il cuore stringervi mentre piangevo, avete esultato di fronte a un mio entusiasmo. A voi, che ognuno di voi lo sa chi è, io dico grazie. Io vi tengo dentro, avete raggiunto la vetta del mio cuore, e da lì nessuno vi sposta.
Saper vedere il buono è un dono prezioso. Lo avete visto in me, anche quando vedevo solo nero, e non apparivo che un sacco vuoto. Mi avete tirato fuori briciole dorate di energia e vedendole fiorire insieme, abbiamo sorriso. Grazie, grazie, io ho voi e sono fortunata. Sembrano parole stupide da poesiole di nonna, ma sono solo realtà. Vi devo molto.

A te, che anche quest'anno mi sei stato vicino, a modo tuo, presente ma lievemente sfuggente, con occhi liquidi, ma un passetto indietro, con grandi progetti e lunghe ore in macchina, incomprensioni, ma grandi emozioni, a te che mi hai incoraggiata, sempre, dato fiducia, dato valore, aiutata, approvata. A te, dico che, nonostante l'epilogo, sei la persona più generosa che ho mai conosciuto. E sono stata fortunata ad avere il tuo bene.

A te, che quest'anno mi hai fatto soffrire come nessuno mai, che rimani un punto interrogativo che ondeggia come un miraggio o un ologramma, a te che credo rimarrò dentro come un cuore pulsante quasi inspiegabile, a te che sei stato l'ultimo scoglio da superare per conoscere me stessa, auguro che ne sia valsa la pena.

A voi, che crescete accanto a me, che mi vedete nascondere le lacrime in corridoio, o ridere per terra con i gatti, o bruciare le torte nel forno, o prepararmi per uscire mezza nuda e già con le scarpe addosso. A voi che siete il mio sangue e la mia speranza. A voi che mi costate un'energia non paragonabile ad altro, quando grido, rido, preparo, accarezzo, proteggo, sprono, mi siedo al vecchio tavolo e parlo per ore, di cose che anche io sto scoprendo ancora. A voi, che ogni volta che vi guardo assorti, mi commuovo vedendo che state diventando un uomo e una donna. A voi che cerco di dare sostegno, forza, amore. A voi che mi date sostegno, forza, amore. Dico che vi amo con tutto l'amore che so provare.

A me, che quest'anno ne ho viste di tutti i colori, molti di loro scuri, che ho pensato di non farcela così spesso che scivolavo verso il fondo, che ho reagito al dolore accettando di sentirlo dentro, che ho affrontato grandi paure che avevo, superandole, che ho iniziato nuove avventure, visto nuovi posti, conosciuto grandi persone, a me che faccio ancora molti stessi sbagli, me ora almeno me ne rendo conto; non ho ancora trovato la chiave per evitarli, ma ci sto lavorando. A me che ho iniziato ad amare e capire davvero la solitudine e il silenzio, ma che alcune volte tra chi mi ama e ride con me, mi sento felice come una bambina. A me che in alcune cose ce la sto facendo, io dico, forza Ale, vai avanti così.

A tutti questi e agli altri, che non si riconoscono in queste parole, io auguro comunque nel prossimo anno di conoscere un pò di più se stessi e di sorridere un pò di più su ogni cosa che si incontrerà.
La realtà è quella che è, cari miei, possiamo solo cercare di rendere migliori noi stessi. 
Vi auguro un 2011 migliore del 2010!

30 dicembre 2010

Noemi Fiorella Mannoia L'amore si odia video ufficiale intero


Vieni qua, vieni qua, che ti dovevo dire
tutte quelle cose che, cose che, non hai voluto sentire, soffrire, godere o finire.
Vieni qua, vieni qua, sempre la stessa storia
un equilibrio instabile, instabile, che crolla al vento di una nuova gloria, lamore si odia.
Ah, se fosse così facile, ah, se fosse ancora innamorato di me
ed ogni petalo, sai, si finge di essere una rosa
per ogni goccia vorrei diluvio sopra ogni cosa
ma tu non meriti più un battito di questa vita
per tutto quello che conta, se conta, sei come colla tra le dita.

Vieni qua, vieni qua, io ti volevo bene,
ma riparlarne è inutile, inutile, non ha più senso pensarti, capire, provare o sparire
Vieni qua, vieni qua, le solite parole
di un sentimento fragile, fragile, come l'asfalto consuma la suola, l'amore si odia.


Melensa, banale, orrendamente popolare e vera.

Suggerimenti onirici

Gola infuocata, male alla schiena, insonnia intervallata da brevi sogni di deserti, rapimenti, stupri. Quando dico che dormo male non esagero. Spingo via con i piedi il piumino perchè ho le gambe sudate, no, ora ho freddo, tiro su. Ma così non va, un piede fuori, ecco, si. Per uno dei gatti il mio piede è un diversivo notturno. Me lo fa notare appendendosi. Una volta. Due volte. Tre volte. Lo tiro dentro, starò al caldo. Mi fa un male cane la gola, forse in cucina c'era una caramella al miele, mi sembra d'averla vista un mese fa. Ora vado a cercarla. No, dopo, forse mi viene sonno. // sogno // Deserto, furgoni neri blindati, entro ed è una banca. Mi danno un laptop dove leggere le offerte seduta su un divanetto. Il furgone parte, protesto, è normale, mi dicono, ci si muove sempre, questione di sicurezza. Ho una cena a casa, protesto. Ho anche noleggiato una casa finta, grandissima e piena di stucchi dell'800. E gli invitati sono tutti architetti alcolizzati. Architetti alcolizzati?? mi chiede l'impiegata mentre sobbalziamo nel furgone. Ovvio! rispondo // cambio scena // sono nella grande sala di stucchi, vuota, un lungo tavolo imbandito di avanzi di qualche festa di qualcun altro, e tutti i commensali arrivano, dieci, quindici, venti... Uno di loro mi mette in soggezione con lo sguardo. Quella soggezione erotica, mi piace perchè parla poco. Fingo di non notarlo. Mentre tutti mangiano, bevono e sembra che nessuno mi consideri, apro la finestra nell'angolo opposto al tavolo e un secondo dopo l'architetto silenzioso è dietro di me, addosso. Non voglio, si, mi piaceva prima, ma così no, è prepotente, decide per me, anche senza dire niente. Mi immobilizza non so come, è fortissimo. Ho il viso schiacciato sul muro, cerco di chiedere aiuto, ma l'atmosfera è opprimente, mi entra nei polmoni e non riesco a emettere suono. Mi violenta. Mi sento annientata, un sacco vuoto, solo lo sconvolgimento di essere senza forza mi riempie, lui improvvisamente è sparito e io mi piego lentamente sulle ginocchia. Giro gli occhi piano, verso la tavola lontana di giovani maleducati bohemien, vorrei aiuto. Non c'è più quasi nessuno, i resti sul tavolo insieme a bottiglie rotte, ogni cosa distrutta. Loro hanno mangiato, e se ne sono andati, sento gli ultimi lontani schiamazzi sulla strada// cambio scena // il furgone si ferma, ci saranno 50 gradi in quella scatola di metallo. Cerco di scappare, ci riesco dal bagno, sembra un film, mi dico, nessuno se ne è accorto, un rapimento da parte di un furgone bancario, no mi crederà nessuno.
Mi giro su me stessa, il blindato si allontana nella polvere, io nel nulla polveroso. Rimango lì, nel deserto sassoso, ho i piedi infuocati, ma neanche un pò di energia per andarmene. Rimango lì. Andarmene dove, mi chiedo.




"Nella vera notte buia dell'anima, sono sempre le tre del mattino."
(Francis Scott Fitzgerald, L'età del jazz)

La libertà entra sempre dalla porta del coraggio.

29 dicembre 2010

Per gli amanti notturni illegittimi

Vorrei dedicare questa poesia di Vivian Lamarque a tutti coloro che di notte amano fortemente, soprattutto quelli che dalla persona amata sono lontani. 

India, di Lorenzo Mattotti














POESIA ILLEGITTIMA

Quella sera che ho fatto l'amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un po' mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.



28 dicembre 2010

Trieste, ti mangio.

Ogni volta che voglio andare fuori a cena, non trovo idee, vecchi biglietti da visita raccattati, finisco  ritornare nei soliti 3 posti. Ho deciso di farmi UNA LISTA DI LUOGHI DOVE MANGIARE, che aggiornerò man mano che scoprirò luoghi meritevoli da ricordare. Così, quando dovrò portare la zia a mangiare la jota o un amico straniero a mangiare un fritto misto, saprò dove cercare.
Ah, naturalmente, invito per chi passa di qua: se avete qualche idea o suggerimento, scrivetemelo, così lo aggiungo! Diamine è un servizio pubblico questo, o no?
Dunque, si comincia, divisi per aree, in ordine sparso:

TRIESTE

Ai Cavai, via Palestrina 1 (tel. 040 371626). Una delle poche osterie rimaste in città, ottima per uno spuntino.

Ai Fiori, piazza Hortis 7 (tel. 040 300633). Squisiti antipasti e freschissimi frutti di mare crudi. Ma caro!

Ai Tre Magnoni, via dell'Eremo 243 (tel. 040 910979). Cene d'inverno accanto alla stube, menu di pesce e d'estate, tutti fuori sui tavoloni di legno. (*La mia ultima cena lì)

Trattoria Alla Bella Trieste, Via D'Azeglio Massimo, 17 (zona ospedale maggiore ex caserma pompieri) (tel. 040 761979) Trieste a tavola in un allegro ambiente osteria/trattoria. (*L'ultima cena lì)


Al Bagatto, via Venezian 2 (tel. 040 301771). Uno dei più famosi e buoni ristoranti della città, una certezza per gli amanti del pesce. Un pò impettito, e sicuramente non a buon prezzo.


Ai Maestri, Via della sorgente, 6 ( tel. 040636801) da una costola de I tre Magnoni, mini soppalco curato e ma cene così così. (*la mia ultima cena lì )

Al Cantuccio, via Cadorna 14 (tel. 040 300131). Buonissimo il fritto misto con i ribaltavapori (micropescini)

Al Faro, scala Sforzi 2 (tel. 040 410092). Ah questa trattoria piacevole ed informale, mi piace proprio. Propone abbinamenti al pesce inconsueti ed indovinati. L'antipasto crudo ha tutti i profumi del mondo.

All'Antica Ghiacceretta, via dei Fornelli 2 (tel. 040 305614). Rione di Cavana, ristorante buono, un pò modaiolo, ma buono.

Al nuovo antico pavone, riva Grumula 2 (tel.040 303899). Vini buoni anche sfusi si abbinano con le specialità marinare. Un classico, non economico.

Home, Via Diacono Paolo, 5 (tel.040 764519). ex Dardo rosso, mi dicono che è ancora stra buono per le carni e la tartara e che ora l'ambiente è più raffinato. Non ci sono ancora stata. A richiesta cene per celiaci. 

Antipastoteca di mare, via della Fornace 1 (tel. 040 309606). Robi continua nel solco della tradizione dell'ex "Voliga" : frutti di mare e pesce fresco sono una garanzia. Sbriso. Buoni prezzi. (*la mia ultima cena lì)

Alle Rondinelle, via Orsera 17 (tel. 040 820053), dove assaggiare l'ottima parmigiana di pesce. Non ci vado da tantissimo.

Da Giovanni, via San Lazzaro 14 (tel. 040 639396). Solo una parola, per questa osteria, dove panini in piedi e rosso, o piatti tipici, nond eludono mai: mitico.

Da Pepi, via Cassa di Risparmio 3 (tel. 040 366858). Beh, materia prima eccellente, una fama oltre le mura della città, prima permette a "Pepi" di offrire bolliti indimenticabili. Al prezzo che decide lui. Però chi arriva da fuori, ci vuole sempre passare. Forse sopravvalutato.


Hostaria Da Libero, via Risorta 7 ( tel. 040 301113). Ai triestini non serve dire niente. Per i non triestini, l'ex osteria più famosa della città, ereditata ed "evoluta" a trattoria di buon gusto. Cucina ricercata di carne, servita con grazia e gentilezza. Solo cene dalle 19.30 alle 23.30, anche domenica sera.

Da Mario, via Torrebianca 41 (tel. 040 639324). La nuova gestione propone tutti i classici (porzina, cragno, jota), ma anche stoccafisso e pasta al pesto.

Da Rudy, via Valdirivo 32 (tel. 040 639428). UN tempo si chiamava Masè, ma la sostanza non cambia: porzina, jota, carré di maiale affumicato.

La Dolce Vita, via delle Docce 16/c (tel. 040 5708557. Specialità balcaniche: sarma, plieskavica, pollo al cren. Da non perdere, per stomaci in forma. I vegetariani non possono entrare.

Marise, via Felice venezian 11 (tel. 040 3229149). Osteria con cucina, carne e pesce cucinati con sapienza, ambiente accogliente e moderno. Prezzi onesti. ( La mia ultima cena lì )
Menarosti
, via del Toro 12 (tel. 040 661077). Piacevole ed informale, da non perdere le seppie all'aceto balsamico. Un pò triste la location, ma si mangia onestamente.

Nanut, via Genova 10/e (tel. 040 768281). Si va per bere bene, non per mangiare. Ma già che ci si è, lo si fa con gusto. Intrigante sala interna.

Nettare Di Vino, via Diaz, 6 (tel 040 310200 o cell. 335.7371839). carni di qualità e zuppone bollenti, in un piacevole ambiente classico da enoteca. (* la mia ultima cena lì )

Pescada, via del Ponte 6/a (tel. 040 040 765608). Ambiente intimo in piena cittàvecchia, pesce di qualità anche crudo, ottima cucina classica con qualche sorpresa orientale. Non economico. (* la mia ultima cena lì)

Re di Coppe, via Geppa 11 (tel. 040 370330). Si caratterizza per l'ottimo rapporto qualità/prezzo: minestra di bobici, gnocchi di pane e capretto della val Resia sono proprio gustosi. Posto famoso di giorno, sempre pienissimo.

Salumare, via di Cavana 13/a ( tel. 040). Il laboratorio del pesce, un buffet di mare originale e decisamente raffinato, nonostante la semplicità, Tartine e panini di tartare freschissime di salmen, aringa e mela, baccalà mantecato spettacolare. Anche fuori, d'estate, molto carino. (*ho scritto di Salumare, qui)


Sandwich Club, in via Economo, 12 (tel. 040 305019) Un buffet alla vecchia maniera ma con spunti di gran qualità mella materia prima.

Scabar, erta Sant'Anna 63 (tel. 040 810368). Ristorante con la R maiuscola. Abbinamenti con le verdure di stagione esaltano il pesce, da non perdere i dolci sempre interpretati alla perfezione. Ravioli di cernia, I love you.

Siora Rosa, piazza Hortis 3 (tel. 040 301460). Come rinunciare ai bolliti di Siora Rosa, quando si passa per Trieste? Forse è l'amante di Pepi Sciavo. I prezzi iniziano ad avvicinarsi.

Suban, via Comici 2 (tel. 040 54368). Il più classico degli indirizzi triestini, certo, lo stinco di vitello è famoso, ma l'atmosfera ingessata.

Strabacco, via della madonnina, 5 (tel: 040.3478822) Qualche anno di lavoro, cucina di carne, ambiente caldo, due ragazzi che lavorano con passione.


DUINO AURISINA


Livello 3.0, loc. aurisina mare ( tel.3667788) Luogo esclusivamente estivo, da favola, appena fuori Trieste, accanto allo stabilmento delle ginestre, tra agavi e spiaggetta, ambiente raffinato e senza tempo, cucina essenziale di pesce e carne, atmosfera eccezionale. (prezzi onesti) ( ecco cosa ne penso, qui) 

Alla Dama Bianca, Porto 61 (tel. 040 208137). Splendida terrazza sul mare, buona cucina a base di pesce. Ottimo anche per un semplice per un caffè prendendo il sole.

Canovella De Zoppoli, loc. Marina di Aurisina (tel. 040 201195). Una lunga scalinata che porta al mare e sotto la pergola piatti marinari, su tovaglie a quadretti, due metri dall'acqua. D'estate.

Gaudemus, località Sistiana 57 (tel. 040 299255). Cucina carsolina e le prelibatezze del golfo, un pò fuori mano, ma grazioso. Se bevete troppo, non guidate, dormite lì.

Lupinc, fraz. Prepotto 118 (tel. 040 200848). davanti a un bel prato d'estate, si assaggiano crudo del Carso, jota e ottimi dolci.

Il Pettirosso, loc. S. Croce 16 (tel. 040 220619). Proprio un'osteria dove però si trova pesce fresco e della buona carne. (mi hanno detto che è un pò scaduto, ma non ci vado da un bel pò)

La Lampara, S. Croce 144 (tel. 040 220352). Si è sollevati dal mare, ma il pesce è buono e fresco.

Mezzaluna, loc. Malchina 52/a (tel. 040 291529. Frequentato agriturismo in collina. Tavoli nel verde, buone frittate e carni alla griglia. Anche giochi per bambini, oltre che bell'atmosfera. (d'estate, Autan!)

Sardoc, loc. Slivia 5 (tel. 040 200146). Gnocchi di patate, lubianska, pollo fritto sono piatti classici, realizzati alla perfezione. (*la mia ultima cena lì)

MONRUPINO
Al Castelliere, loc. Zolla (tel. 040 327120). Tipico ristorante carsolino, da visitare nella stagione della selvaggina o per lo stinco di maiale ed vitello al forno con patate in tecia.

MUGGIA
La Risorta, riva de Amicis 1/a (tel. 040 271219). Uno ristoranti più rinomati della provincia, propone sulla terrazza in riva al mare raffinati piatti marinari e ottimi dolci. Eccellente e non economico.

Lido, via Cesare Battisti 22 (tel. 040 273338). Pesce freschissimo proveniente daalla vicina Istria, ottime paste crema. Cucina anni'80, come l'ambiente.

Scheriani, loc. Darsella San Bartolomeo 20 (tel. 040 272591). Bellissimo posto con tavoli tra i vigneti, incredibili frittate e vino sfuso, guardando il golfo.

Taverna della famiglia Cigui, loc. S. Barbara, via Colarich 92. Misteriosi intrecci gastronomici presenti solo in queste zone. In tavola pesce fresco e tartufi neri. 

SGONICO
Gruden Zbogar, loc. Samatorza (tel. 040 229191). Affettati, piatti della tradizione, ma soprattutto ottimi caprini.

BASOVIZZA
Mario, loc. Draga S. Elia 22 (tel. 040 228173). Lo metto perchè sono altruista. A chi ama le lumache e le rane, selvaggina. :(

CONTOVELLO
Coselli, Contovello 32 (tel. 040 225543). Splendida osmiza vista mare, ottime pesche nel vino, ma anche interessanti affettati.

PROSECCO
Savron, via Devincina 25 (tel. 040 225592). Cucina mitteleuropea perfetta! palati fini : gnocchi di pane ripieni, cinghiali al ginepro, strucolo cotto.

OPICINA
Cavallino Rosso, via Nazionale 107 (tel. 040 211033). In stagione tartufi sloveni, e quasi sempre giganteschi branzini di mare.

Daneu, via Nazionale 194 (tel. 040 211241). da più di 100 anni è meta di amanti della selvaggina e dei piatti tradizionali, quali lo stinco di patate ed il pollo fritto.

Diana, via Nazionale 11 (tel. 040 211176). Trattoria tradizionale contaminata da piatti esotici: troverete comunque la jota, il gulasch e lo stinco di vitello. Ambiente surreale, camerieri in bianco.

PESEK
Trattoria Bak, San Dorligo Della Valle (TS), 2  PESEK DI GROZZANA (tel: 040 226120). Il cuoco Tom Oberdan era alla Trattoria Valeria ed è molto bravo. Da provare.

questa è poesia

Ti aspetto e ogni giorno 

Ti aspetto e ogni giorno 
mi spengo poco per volta 
e ho dimenticato il tuo volto. 
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.



(Alda Merini)




Questa E' poesia, voce dei cuori, ferita composta e profondissima in tutti noi.

le parole che ti ho detto

Ti ho detto che ero stanca, triste, incazzata. Ti ho detto che pensavo a lui, che ridevo con un altro, che sopravvivevo. Ti ho detto dei miei sogni, dei viaggi, della meditazione, del pane fatto da me, delle scoperte lungo la strada.
Nel breve riassunto che ne hai fatto di tutti i miei vulcanici status, mio caro e dannato Facebook, è passato un anno. Mi hai fatto impazzire, litigare, aggrappare, curiosare, sospirare, civettare.
Le caratteristiche di un fidanzato. E io, come una fidanzata, brontolo, minaccio di andarmene, e sono sempre qui.

27 dicembre 2010

l'amore di penelope

Mi ci vuole un giorno intero
per assassinarti
lentamente
ogni giorno.

basta una lama di notte
ogni notte

e ti resuscito.

26 dicembre 2010

sofferenze buone e pesantezze digestive

Fortunatamente le sofferenze, se sono consapevoli, mi servono.
E gli incontri importanti della mia vita con le persone più extra, mi servono moltissimo.
Mi rendo conto, dopo un pò di tempo, di "raccogliere"come un setaccio aspetti salienti delle persone che mi sono state vicine o mi sono vicine.
Scopro che aspetti dove trovavo lo scontro, anche acceso, erano differenze dolorose con il mio essere e che mi ci scontravo proprio per questo. Non essendo una persona passiva, cercare di capirle, non so fare altrimenti.

E' molto difficile separare la testa dal cuore, per me. E il problema è anche che non la ritengo un'operazione "economica" per lo sviluppo dell'individuo.
Eppure ora mi sembra di doverlo fare. Non so se ci riuscirò. Non so per quanto.

Perdonatemi la pesantezza, sarà la quantità di cibo recentemente riversata in me.

Piaceri notturni

Anche noi ci fermiamo a sentire la notte

nell'istante che il vento è più nudo: le vie
sono fredde di vento, ogni odore è caduto;
le narici si levano verso le luci oscillanti.

Questo vento ci lava, che giunge dal fondo
delle vie spalancate nel buio; le luci
oscillanti e le nostre narici contratte
si dibattono nude. Ogni odore è un ricordo.
Il ricordo
nostro è un aspro sentore, la poca dolcezza
della terra sventrata che esala all'inverno
il respiro del fondo.

Cesare Pavese
da Piaceri notturni

23 dicembre 2010

se potessi dedicarti un pezzo di me

se potessi dedicarti 
un pezzo di me, 
oggi sarebbe di certo 
il decolletè.
Che poi tu lo riceva
alla vigilia di un natale
o che sia immaginato
il mio dono regalato,
un pensiero dedicato
è un diritto innegato!
quindi ecco, è per te,
il mio soffice 
decolletè.


[ :) ]

Non l'ho scritto io, ma è come se fosse. Questo è saper parlare a tutti.

Come se avessi scritto queste parole. Non nella forma, nell'acutezza, nella pulizia e nel talento di questa giornalista/direttore che continua a allargare il suo consenso. Ma nel contenuto, un grandissimo gesto di giornalismo che non nasconde l'esser madre e genitore, ma lo somma alle esperienze che rendono un uomo più pieno. Grazie a te, Concita De Gregorio, per aver dato parole anche al mio spirito.


Grazie, figli
Grazie, figli, di questa lezione memorabile che avete dato a noi che solo per voi lavoriamo e viviamo e che per voi avevamo paura, dicevamo va bene vai ma stai attento, come sempre avremmo voluto essere al posto vostro per aiutarvi e proteggervi e chissenefrega oggi di destra sinistra e centro, l'unica cosa che conta è il vostro futuro e il futuro è di tutti, anche – avete visto – di quei poliziotti e di quei finanzieri che vi applaudivano al passaggio, ce n'era un gruppo sotto al ministero Gelmini che si è messo a scherzare vi ha detto “non vi fate fregare che dipende solo da voi”, sono gli stessi agenti che manifestano davanti a Montecitorio e ad Arcore, gli stessi che vi hanno scritto, sono ragazzi anche loro, ce ne sono tanti come voi anche fra loro. Non tutti, ma tanti. Avevamo paura per voi e insieme speranza, come sempre, e come sempre non potevamo esserci perché il tempo è vostro, adesso, e da voi dipende il nostro. Grazie di aver sconfitto con l'unica arma possibile, l'intelligenza e l'ironia, la minaccia grande e reale di chi ha cercato e ancora cercherà di farvi passare per estremisti, ignoranti, provocatori, di aver sconfitto la torva arroganza del fascismo di ritorno spiazzandolo, come vi avevamo suggerito e certo sappiamo bene che non è successo perché ve l'abbiamo detto noi però lasciateci la gioia di vedere incarnato un pensiero, un testimone che passa di mano, un'idea che si muove e da qualche parte, del resto, verrà. Grazie di aver reso ridicoli semplicemente ignorandoli quelli che chiedevano il sangue sull'asfalto, quelli che vi volevano arrestare prima, che volevano trattarvi da ultras, che vi temono e vi odiano perché non vi ascoltano, non sanno quanto sia difficile stare nei vostri panni perché non ci stanno mai, stanno nei loro. Grazie per aver pensato l’idea di libertà che lascia le trincee a chi le ha costruite. Così, a Roma, vi abbiamo visti in periferia, lontano dalla zona rossa. Vestiti da Babbo Natale, coi pacchi regalo su cui avete scritto “Lotta all’evasione fiscale”, “Riconoscimento delle coppie di fatto”, “Acqua pubblica”. Diritto allo studio, avete detto al Presidente della Repubblica. Avete visto, Napolitano ha aperto la porta. I nonni e i nipoti, sono anni che lo andiamo dicendo: è questa l’alleanza che salverà l'Italia. La saggezza dei nonni, la forza dei nipoti. Scriveva Luigi Manconi, ieri, che siete un vero movimento politico. Jolanda Bufalini Claudia Fusani e Maria Grazia Gerina sono state con voi e raccontano per esempio di Alessandro, che aveva al collo una poesia di Franco Fortini. Istruitevi, abbiamo bisogno della vostra intelligenza. Non fermatevi, la battaglia è appena cominciata. L'Italia siete voi. Restituiteci la dignità che abbiamo cercato in questi tempi di fango di tenere in salvo come i libri ai tempi delle alluvioni, le mani in alto. Bianche, le mani, come le vostre. È un Paese bello e onesto e dignitoso, il nostro, avete ragione. È un Paese migliore di quella gentaglia. Prendetelo, figli. Restituitecelo. Vi guarderemo portarlo lontano, dove merita e dove meritate.
22 dicembre 2010

22 dicembre 2010

paura, relazione e meditazione

Solo con la meditazione l'amore comincia a prendere nuovi colori, nuove musiche, nuove canzoni, nuove danze. Perchè la meditazione ti dà l'intuizione per comprendere la polarità opposta, e in quella comprensione il conflitto scompare. Tutti i conflitti del mondo sono dovuti a fraintendimento.
(Osho, Beyond Enlightenment)

Per fortuna o purtroppo, non sono stata abbastanza semplice da non entrare nel conflitto. Potevo quindi scegliere se rimanervi o superarlo. Per rimanere nel conflitto potevo continuare a gironzolare nei miei motivi, dando colpe all'esterno, accentuando il mio punto di vista e non vedendo l'altro.
Potevo invece superarlo, comprendendo l'altro, nel rispetto di profonde differenze d'essere. Scegliendo magari di non condividerne aspetti importanti, ma rimanendone indipendente.


Non l'ho fatto. Una centrifuga di amore/bisogno/paure/istinti si è impossessata passo a passo di me, facendo del male alla me stessa relazionale e alla me stessa individuo.


Da allora medito, troppo poco rispetto a quanto mi farebbe bene, ma cerco di farlo. E' una gioia e un'oasi di espansione rigenerante e delicata quanto forte.
Mi sta facendo comprendere quanto tutti siamo profondamente diversi e profondamente uguali. Dipende dagli sguardi che abbiamo.


Queste riflessioni sono nate rileggendo qualche pagina di un vecchio libro che sta nella torre precaria di libri accanto al mio letto. Il libro, dell'Economica Feltrinelli, è "A tu per tu con la paura" di Krishnananda.

21 dicembre 2010

croste di pane e altre piccole cose che fanno morire

Tutta quella gente
che si innamora sui gradini
gettata a caso sul tramonto
come croste di pane,
solo mossa dal vento
e da pochi colombi
che non sai mai chi cade
e chi sorregge, chi si alza
appena
per cercare nelle tasche
un po’ di spazio
- le chiavi e le monete -
e in quel rumore
ritrovarsi
come a un richiamo
di campane.
Ma tu dentro di me
che sono un campo di battaglie
nero di terra, diviso
in due come le labbra
nasci e muori a tuo piacere
ed io con te
ma inversamente.

(Giovanni Catalano)

Giovanni Catalano è un giovanissimo poeta siciliano appena scoperto che mi aiuta a dedicare dei versi nuovi e semplici all' amore di piccole cose. Lo trovo delicato e lieve, come le sue croste di pane.
http://www.giovannicatalano.it/

De mendaciis

"Ammiro come si possa mentire appoggiandosi sulla ragione".
dal libro "La nausea" di Jean-Paul Sartre












Mentire in piccolo o in grande, è esercitare la propria mente in difesa, a discapito del rispetto che si ha per l' autodifesa dell'altra persona. E' creativo, costruisce un mondo o più mondi paralleli in cui le cose accadono in molti modi. Mentire può essere attivo o passivo. Attivo se si inventa, passivo se si omette.
Mentire è un atto di presunzione, significa anche pretendere di sapere cosa l'altra persona è in grado di reggere o gestire, in quanto a verità.
E' un impermeabile, ti protegge da una pioggia improvvisa, ma devi sapere che non ti terrà al caldo.



17 dicembre 2010

17 dicembre 2010

Perplessa e pensierosa, solitaria e confusa. Per la prima volta nella mia vita nel giorno del mio compleanno
sento l'esistenza suonare alla porta. Non è un jingle, non è un rintocco. E' un silenzio.

16 dicembre 2010

Sono una feticista sentimentale ( ovvero la scatola della nostalgia)


Sono una feticista sentimentale. Cito testualmente da Wikipedia:

In etnologia si definisce feticismo una forma di religiosità primitiva che prevede l'adorazione di feticci, ovvero di oggetti - spesso manufatti antropomorfi o zoomorfi - ritenuti dotati di poteri magici.
Il termine di fétichisme fu impiegato per la prima volta dal filosofo e linguista francese Charles de Brosses nel 1760.
Il feticismo dagli antropologi evoluzionisti era ritenuto come uno degli stadi più primitivi della religiosità umana, ed era considerato una variante dell'animismo: in realtà si è visto in seguito come le due pratiche religiose si distinguano sotto numerosi aspetti.


Ecco. Alla rottura di una relazione amorosa, che sia stata io a volerla o io a subìrla (la rottura, non la relazione), sono sempre stata quella che al più presto volevo ridare indietro al legittimo iniziale proprietario tutte le cose ricevute o ereditate lungo la via.
Cose preziose, regali significativi o stupidaggini importantissime, dimenticanze, calze finite in fondo alla cesta da stirare accessori consunti. Pantofole, tazzine con il suo segno zodiacale, piatti, pigiamini e vecchie felpe, decanter e martelli. Tutto al loro padrone. Una scatola e tutto out.
Alcune donne optano per la spazzatura, magari con lancio dalla finestra. Ma io no. La prendo seriamente questa azione, è un rituale che è necessario per sottolineare sia il mio spazio abitativo nuovamente intonso, sia per ricordare a lui cosa aveva da me, i significati, i gesti, il nostro vissuto. Un rito, soprattutto quando sono io a soffrire di più, che dice: ma guarda cosa c'era tra noi...
Certo volte accade subito, a caldo, nel dolore acuto. Altre volte dopo un pò, a serenità già percepita.
Altre volte, lo ammetto, magari inconsapevolmente è stata proprio un'azione di disturbo emozionale la mia, volevo scuotere, volevo agitare, volevo far percepire, mi perdi davvero sai, stai male anche tu, un pò.
Certe volte, piangendo, ho inscatolato gli oggetti più disparati, talvolta anche alcuni regalini fatti in momenti di gioia romantica. Lo so, è brutto. Ma lasciarsi, forse, non lo è?
La reazione alla restituzione non l'ho quasi mai vista in diretta, essendo già noi appunto separati. Certo ci sono state telefonate, messaggi con molti puntini di sospensione, mail di rammarico, cose così, che io chiamo di DAD (dolorosa accettazione di dolore).
Ma l'espressione del viso, il battito del cuore, il respiro che si ferma un istante al rinvenimento della scatola della nostalgia, quelli no, mai visti in diretta.
Del resto, sono stata sempre mittente, mai destinataria, di scatole del genere. Di solito gli uomini che ho perso, hanno preferito tenere le nostre cose ricordo, custodendole gelosamente.

Fino ad oggi. Oggi le ho provate io, le emozioni del destinatario.
Oggi che ho ricevuto un dono ingombrante simbolico, e babbo natale non c'entra, credo.






Complotto

Cerco anche oggi nei miei libri versi che racchiudano la mia scommessa. Cerco, cerco ancora, e non trovo l'uscita.

Detesto che tutte le poesie cantino di te.

14 dicembre 2010

www. yallees.com ovvero "figli degli umani" mi ha scelta! yep yep

Ma cosa volete, che finga? che dica, ma si, è un sitino, non è niente di che, cosa vuoi io sono abituata. Certo, fossi una che se la tira, lo direi.
Ma non è vero!!!! io sono emozionata e super felice! Qualcuno di un emergente e vivace sito di foto (http://yallees.com), ha visto una mia foto, l'ha giudicata e studiata e ha deciso di selezionarla insieme ad altre come foto della settimana. Non serve molto, un'anziana singora con la storia sul viso, per qualche minuto di felicità bambina!

http://yallees.com/2010/12/14/alessandra-spigai-anziana-bosniaca/

[ Bari – Trieste e l’America in tasca ]

"S'era sotto le Feste di Natale. Capodanno non contava come il Natale. Tra poco sarebbe spuntata l'alba. Da lontano si sentiva il suono d'una prima campana, modesto, tenue. Tra poco avrebbero preso il sopravvento gli scampanii della chiesa di Sant'Antonio. Mi crogiolavo tra le coperte, al caldo e, dalla cucina sentivo rumori e profumi d'anice, di vaniglia, di vincotto, di cannella e chiodi di garofano. Le castagnelle, i mostazzuoli, le cartellate, che sarebbero durate fino al giorno della Befana. Mi sentivo felice, soddisfatto e protetto. A cinque anni non si chiede molto."
Così inizia il romanzo, che più che un romanzo è un album di immagini, un diario di avventure e spaccati di storia, che scivolano sui trent'anni di quel periodo del secolo scorso, lungo l'Italia. Da Bari, all'inglese, dai mestieri più disparati, agli incontri con uomini straordinari. Scorrendo il tempo della guerra finisce a a Trieste, con la donna della sua vita, innamorato della vita, di questa città, dell'amore.
[ Bari – Trieste  e l’America in tasca  ]
di Aldo D’Eliso 

13 dicembre 2010

Scrivere di te

Voglio scrivere di te come se non ti avessi accanto
come se non mi volessi, come se 
il tuo amore fosse distratto
e io non avessi altro 
che inventarti in righe.

L'amore uguale

Ti amo quando piangi

Io ti amo quando piangi
e amo il tuo viso annuvolato e triste.
La tristezza ci unisce e ci divide
senza che io sappia
senza che tu sappia.
Quelle lacrime che scorrono,
io le amo
e in loro amo l'autunno.
(Nizar Gabbani)


Nizar Qabbani, il grande poeta siriano dallo stile elegante, scomparso una decina di anni fa, cantò con raffinatezza l’amore, l’erotismo e la religione. Scrisse dal giorno della morte suicida della sorella maggiore, che si tolse la vita per evitare un matrimonio combinato
“L’amore nel mondo arabo è come un prigioniero e io voglio liberarlo. Voglio liberare l’anima araba, i suoi sensi e il suo corpo con la mia poesia” 
Dissero di lui che era un rivoluzionario. Lo era, ma dell'amore, dell'eguaglianza, del diritto all'amore.

Bene, per me che vivo in un società cosiddetta"evoluta" è già difficile accettare e convivere con le molte diseguaglianze sociali, economiche, culturali. Ma risulterebbe quasi impossibile sposare una realtà dove manchi la libertà d'amare chi si desidera.
Siamo sicuri di esserne lontani?

11 dicembre 2010

Perbenismo indecente, altro che burlesque

Stamattina mi godevo caffelatte, paneecioccolata e vestaglia natalizia, curiosando sulle notizie del web. Di solito non c'è da star allegri, ma improvvisamente gli occhi mi si sono illuminati. Sono su Repubblica.it, le solite cose mi rassicurano di torpore, messaggi di Berlusconi virgolettati, sottotitoli con le parole "procura indaga", a destra la solita Belen a un centimentro dalla Canalis, e naturalmente un quadratino di calcio, che non fa mai male. Ma tra una certezza e un'altra mi fermo a leggere, proprio sotto alla faccia di D'Alema infastidito, una notiziola che mi fa tornare l'amaro buonuomore.
Recita:
Spogliarello in fascia protetta, polemiche sul Tg5 (10 dicembre 2010)

Dita Von Teese e il burlesque in prima serata. Un servizio del Tg5 scatena le proteste dell'associazione dei telespettatori cattolici dell'Aiart. 
''I tg facciano piu' attenzione alle immagini che trasmettono. Lo abbiamo detto al Tg1, lo diciamo anche al Tg5 - dice una nota dell'Aiart - . Si rispetti almeno la fascia protetta''. 



La mia osservazione da dentro la vestaglia natalizia è: con quella sfilza infinita di culi&tette che ci fa da cornice quotidiana ovunque (tv, strade, giornali, manifesti, vetrine) cosa c'è di sconveniente in una diva, Dita von Teese che ancheggia ironica e sbrilluccicante in una coppa di champagne gigante, davanti a un pubblico adulto e pagante?

Non è più onesto che un bambino veda che ci si spoglia su un palco, coperte di glitter, in un locale contestualizzato da luci e stile ad hoc tipo Mulin Rouge, piuttosto che uno straripamento di tette della "Gatta Nera"che parla miagolosa alle 7 di sera in programmi seguitissimi dai bambini o a spot di anoressiche senza mutande che si strusciano sul divano?(questo link no lo trovo, ma non sarà difficile trovarlo, è pieno di anoressiche senza mutande in tv).

Mah, credo mi ci vorrà un'altra tazza di caffelatte.


http://tv.repubblica.it/copertina/spogliarello-in-fascia-protetta-polemiche-sul-tg5/58059?video=&ref=HRESS-6

10 dicembre 2010

Nuda

Oggi vorrei celebrare la nudità dell'essere. Costa molta fatica all'anima spogliarsi realmente, di fronte a dolori e difficoltà. La maggior parte delle persone glissa, schiva, omette, non affronta. Immergersi nella realtà di emozioni e paure è violento e pericoloso. La deriva è una nausea che prende, la mancanza di appigli porta l'acqua alla gola. Chi rimane avvolto da bucce di neoprene, apparentemente traslucide e perlacee, ma in realtà idrorepellenti, dà di se la percezione di solido e resistente.
In realtà non c'è. 
Perchè essere è denudarsi, immergersi nell'acqua nera, lasciarsi pervadere, sentirsi perduti, rischiare ogni cosa.
E infine riemergere, più pieni, più ricchi, più veri.

foto di Francesca Woodman














Nuda
Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.

Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro.

Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo.
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.
(Pablo Neruda)

9 dicembre 2010

Ritratto di donna


Potessi racchiudermi in un capitolo, finirei in un libro di esoterismo. Posizionato in qualche scaffale in alto, dopo aver spaventato il lettore più volonteroso. Io donna, come altre donne. Voi donne come altre lune.
Maree che non rispettano i tempi, stagioni di qualche giorno, ore che durano minuti, notti luminose e giorni bui. 

Nelle mani mi trovo la possibilità del tutto, nelle vene una ribellione che non so da dove viene, nè dove mi porterà. Come travasare una pianta pesante, le mani nella terra, l'umido sotto le unghie, lo sporco in giro, il peso di tirarla su, metterla in centro, tenerla su dritta, con le dita intirizzite che fanno male dal freddo. Prendere a manate altra terra, mettercela lì, di fianco, premerla forte, perchè sia di sostegno. E poi altra là dietro e poi un po' davanti. Nella speranza che a un certo punto, lasciata lentamente la presa sul tronco, la pianta dapprima incerta, traballante, poi dia segnali di stabilità, s'assesti sul suo stesso peso, accetti quella terra nuova sotto e intorno, sua nuova casa.

Per darmi un respiro di pace, leggo questa poesia, che mi è stata inviata stamattina via mail, da un uomo stranito dall'essenza di donna. La poesia si intitola Ritratto di donna ed è della mia amata poetessa polacca Wislawa Szymborska.

donna di Schiele
http://www.leopoldmuseum.org/index_en.html












Ritratto di donna

Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l'unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l'avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serve questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l'ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l'amor del cielo!

(W. Szymborska)


7 dicembre 2010

Perchè viviamo?

Perchè viviamo? perchè non possiamo morire tutti? ora? a cosa serve il dovere, fare il proprio dovere, a cosa serve poi riposarsi un pò, sperare di gioire, e poi di nuovo fare tutto quello che siamo abituati a fare, senza scampo, a cosa serve tutto, se poi muoriamo? siamo formiche, senza la pace del lavoro comune. Siamo termiti che non si nutrono allo stesso legno. Siamo api che non producono nulla di dolce. Siamo plancton che non nutrono neanche una balena.
Siamo inutili, dannosi, stupidi. 

Essere una madre, ieri, e cercare di dare risposte a mio figlio confuso e arrabbiato che si affaccia ai misteri dell'esistenza, mi è costato un pezzo di anima.

Ciao, Bella



Bella Achmadulina, la poetessa russa Bella Akhmadulina, l'autrice più acclamata e più recitata nell'ex Unione Sovietica e' morta ieri sera a Mosca all'eta' di 73 anni.
Questa la notizia di cui sono piene le riviste culturali oggi. Vita, abitudini, grandezza. Banalissimo gesto il mio, che la ricorda con una poesia.





Il quaderno nuovo


Davanti al foglio bianco resto confusa e timida
Così davanti alla porta del tempio si ferma il Pellegrino
Così davanti al viso di una vergine abbassa gli occhi il dongiovanni.
Guardo avidamente e con amore come uno scolaro, ilquaderno nuovo per tormentarlo con
la penna scarabocchiando parole senza senso.
Volto la pagina facendo scempio.
La mia scrittura si diverte a dare scandalo.
Addentrandomi nel folto del quaderno come nel folto di un bosco,
io mi perdo e porto da sola tra i fogli luminosi la mia trionfante pena.

Bella Achmadulina

La pettinatura delle ombre

La pettinatura delle ombre

emigrano così le cose
come pettinando
un'ombra o medicando
trame e scenari o
graffiando stagioni
emigrano così le cose
sul greto delle occhiaie
dove basta accendere
un fantasma
e intanto indulgi e snidi
una docile collera
mentre tutto annotta

il tuo sorriso impone
orologi e trame
risuona di insulti traslati
cova passi e fughe
e non ti accorgi
dell'obiezione rotonda
che inquina tessiture
sebbene frequenti i canali
della poesia e
una tosse quasi
temendo di esistere
simuli



Questa poesia di Giacomo Bergamini (scomparso nel 2006) mi ha tirato dentro dal titolo, pettinatura di ombre. Mi piacerebbe saper pettinare le mie ombre, ordinarle e separarle, passandole tra i denti di un pettine di volontà. Mi piacerebbe così tanto che quando ho letto e riletto questa poesia, sono tornata spesso sul titolo. Quello ho letto e riletto, quasi separatamente ai suoi versi.
Certe volte gli uomini sono sopraffatti dalle loro ombre, se ne lasciano anche sedurre. Per poi cercare in loro un ordine, e non soccombere agli sbandamenti dettati dal buio.

per altre info: 
http://www.anteremedizioni.it/la_malattia_delle_parole_3
http://rebstein.wordpress.com/2007/08/19/in-memoria-di-giacomo-bergamini/