12 gennaio 2008

Fever 103 (SYLVIA PLATH)



Pure? What does it mean?
The tongues of hell
Are dull, dull as the triple

Tongues of dull, fat Cerebus
Who wheezes at the gate. Incapable
Of licking clean

The aguey tendon, the sin, the sin.
The tinder cries.
The indelible smell

Of a snuffed candle!
Love, love, the low smokes roll
From me like Isadora's scarves, I'm in a fright

One scarf will catch and anchor in the wheel.
Such yellow sullen smokes
Make their own element. They will not rise,

But trundle round the globe
Choking the aged and the meek,
The weak

Hothouse baby in its crib,
The ghastly orchid
Hanging its hanging garden in the air,

Devilish leopard!
Radiation turned it white
And killed it in an hour.

Greasing the bodies of adulterers
Like Hiroshima ash and eating in.
The sin. The sin.

Darling, all night
I have been flickering, off, on, off, on.
The sheets grow heavy as a lecher's kiss.

Three days. Three nights.
Lemon water, chicken
Water, water make me retch.

I am too pure for you or anyone.
Your body
Hurts me as the world hurts God. I am a lantern ---

My head a moon
Of Japanese paper, my gold beaten skin
Infinitely delicate and infinitely expensive.

Does not my heat astound you. And my light.
All by myself I am a huge camellia
Glowing and coming and going, flush on flush.

I think I am going up,
I think I may rise ---
The beads of hot metal fly, and I, love, I

Am a pure acetylene
Virgin
Attended by roses,

By kisses, by cherubim,
By whatever these pink things mean.
Not you, nor him.

Not him, nor him
(My selves dissolving, old whore petticoats) ---
To Paradise.


Febbre a quarantuno (SYLVIA PLATH)

Pura? Cosa vuol dire?
Le lingue dell'inferno
Sono ottuse, ottuse come la tripla

Lingua dell'ottuso, grasso Cerbero
Che anela sulla porta. Incapace
Di sanare leccandolo l'infiammato

Tendine, il peccato, il peccato.
Sfrigola l'esca da fuoco.
L'indelebile puzza

Di candela soffocata!
Si srotolano, o amore, i bassi fumi
Da me come le sciarpe di Isadora, ho terrore

Che una mi accalappi, mi ancori alla ruota.
Questi gialli tetri fumi
Si creano il proprio elemento. Né si alzeranno

Ma intorno al globo si trascineranno
Asfissiando i vecchi e i mansueti
Il gracile bebè di serra nella sua mangiatoia,

L'orchidea mostruosa che appende
Nell'aria il suo pensile giardino
Leopardo diabolico!

La radiazione l'ha ridotto bianco
E in un'ora l'ha ammazzato:
I corpi degli adulteri la sua peste rovina

Li smangia come la cenere di Hiroshima.
Il peccato. Il peccato.
Amore mio, ho passato

Tutta la notte annaspando
Fra lenzuola grevi come il bacio d'un perverso.
Tre giorni. Tre notti.

Limonata, brodo, acqua
Acqua, fammi vomitare.
Per te o chiunque sono troppo pura.

Il tuo corpo
Mi offende come il mondo offende Dio.
Io sono lanterna -la mia testa una luna

Giapponese di carta, la mia pelle oro foglia
È carissima, molto delicata-
Non ti sbalordisce il mio calore?

E la mia luce?
Sono un'immensa camelia che s'infuoca
E va e viene, vampa e vampa.

Penso che sto sollevandomi
Forse mi librerò
I grani di ardente metallo volano e io, amore, io

Sono una pura
vergine d'acetilene
Con una scorta di rose

Di baci, di cherubini
Di tutto che esprimono queste rosee cose.
Non tu, né quello

Non lui, né quello
(Ogni mio io si perde, sgualdrinesco orpello)
-Al paradiso



Maddalena in "Andrea Chénier", Quadro terzo)

«Fu in quel dolore 
che a me venne l'amor! 
Voce piena d'armonia e dice: 
"Vivi ancora! Io son la vita! 
Ne' miei occhi è il tuo cielo! 
Tu non sei sola! 
Le lacrime tue io le raccolgo! 
Io sto sul tuo cammino e ti sorreggo! 
Sorridi e spera! Io son l'amore! 
Tutto intorno è sangue e fango? 
Io son divino! Io son l'oblio! 
Io sono il dio che sovra il mondo 
scendo da l'empireo, fa della terra 
un ciel! Ah! 
Io son l'amore, io son l'amor, l'amor." 
E l'angelo si accosta, bacia, 
e vi bacia la morte! 
Corpo di moribonda è il corpo mio. 
Prendilo dunque. 
Io son già morta cosa!»

(Maddalena in "Andrea Chénier", Quadro terzo)

Sono monolitica, monocorde, monocellulare (ANNALISA CIMA)



Sono monolitica, monocorde, monocellulare
come la roccia, come la nenia, come il verme.
Sono antografa, antropomorfica, ancestrale,
come i fiori, gli dèi delle caverne, gli avi.
Sono lieta e non lieta, lieve e letale,
palese e segreta.
Ora m'illudo d'esser alba, perché vesto di rosa
ed ora d'esser notte, perché vesto di nero.
Solo nel pensiero tesso amori errabondi.
Ora so di saper quello che ignoro.

Io che come un sonnambulo cammino (CAMILLO SBARBARO)


Io che come un sonnambulo cammino
per le mie trite vie quotidiane,
vedendoti dinanzi a me trasalgo.

Tu mi cammini innanzi lenta come
una regina.
Regolo il mio passo
io subito destato dal mio sonno
sul tuo ch'è come una sapiente musica.
E possibilità d'amore e gloria
mi s'affacciano nel cuore e me lo gonfiano.
Pei riccioletti folli d'una nuca
per l'ala d'un cappello io posso ancora
alleggerirmi dalla mia tristezza.
Io sono ancora giovane, inesperto
col cuore pronto a tutte le follie.

Una luce si fa nel dormiveglia.
Tutto è sospeso come in un'attesa.
Non penso più. Sono contento e muto.
Batte il mio cuore al ritmo del tuo passo.


EMIL CIORAN, da "Quaderni 1957-1972")

‎"Rinnovarsi significa cambiare opinione, significa rinnegarsi. Per fortuna ogni volta che si rinnega si prova un segreto piacere, quanto mai ambiguo, di cui sarebbe assurdo privarsi".

(EMIL CIORAN, da "Quaderni 1957-1972")

La vita (ANTONIA POZZI)



Alle soglie d'autunno
in un tramonto
muto

scopri l'onda del tempo
e la tua resa
segreta

come di ramo in ramo
leggero
un cadere d'uccelli
cui le ali non reggono più.


18 agosto 1935

Non è che muoia d'amor, muoio di te (JAIME SABINES)

Non è che muoia d'amor, muoio di te (JAIME SABINES)

Non è che muoia d'amor, muoio di te. 
Muoio di te, amore, d'amor di te, 
d'urgenza mia della mia pelle di te, 
della mia anima, di te e della mia bocca
e dell'insopportabile che sono senza te.

Muoio di te e di me, muoio d'ambedue,
di noialtri, di questo,
straziato, diviso,
mi muoio, ti muoio, lo moriamo.

Moriamo nella mia stanza dove sono solo,
nel mio letto dove manchi,
nella strada dove il mio braccio va vuoto,
nel cinema e nei parchi, i tram
i posti dove la mia spalla
abitua la tua testa
e la mia mano la tua
e tutto so di te come me stesso.

Moriamo nel luogo che ho prestato all'aria
perché tu stessi fuori di me,
e nel posto dove finisce l'aria
quando ti butto la mia pelle addosso
e ci conosciamo in noialtri,
separati dal mondo, felice, penetrata,
e certamente, interminabile

Moriamo, lo sappiamo, lo ignorano, ci moriamo
tra noi due, ora, separati,
l'un dall'altro, giornalmente,
cadendo in molteplici statue,
in gesti che non vediamo
nelle nostre mani che ci cercano.

Moriamo, amore, muoio nel tuo ventre
che non mordo né bacio,
nei tuoi muscoli dolcissimi e vivi,
nella tua carne senza fine, muoio di maschere,
di triangoli oscuri e incessanti.

Muoio del mio corpo e del tuo corpo,
della nostra morte, amore, muoio, moriamo.
Nel pozzo d'amore a tutte le ore,
inconsolabile, a grida ,
dentro di me, voglio dire, ti chiamo,
ti chiamano quelli che nascono, quelli che vengono
dietro, di te, quelli che arrivano a te.
Moriamo, amore, e non facciamo nulla
se non morire di più, ora dopo ora,
e scriverci, e parlarci e morire.