11 marzo 2018

Pablo Avendaño e le sue multidimensioni artistiche ed esistenziali


La pittura dello spagnolo Pablo Avendano ha un doppio gioco su di me: se da una parte mi stimola un pensiero adulto con i suoi temi urbani e panoramici e di scorrimento di immagini/tempo, dall'altra mi rapisce la parte bambina che non filtra intellettualmente le suggestioni, ma diventa istantaneamente una figurina che guarda l'immensità dell'esistenza. Ogni volta che osservo una sua opera (dipinta o modellata) perdo il senso della mia dimensione, mi trasformo in una donnina spettatrice del mondo. Una multidimensionalità intenzionale e istintiva mi pervade e i piani si sovrappongono in rappresentazioni e ri-rappresentazioni, in percezioni di immagini che sembrano fermate da un treno in corsa, alternate a case immerse in atmosfere hopperiane che però si mutano in un istante in modellini su un tavolo. Gulliver stesso si perderebbe in questo paese delle meraviglie.

È stato un piacere e una sfida reciproca quindi invitare Pablo Avendano a partecipare con un autoritratto alla mostra Sua Cuique Persona [L'autoritratto come maschera e specchio]( presentata da ArTS a Trieste), dove pablo ha presentato un lavoro inedito dal titolo Italian me ( olio su tela, 59 x 89).

La sua opera è stato definita dal critico Matteo Gardonio "una  dimensione personale claustrofobica e vangoghiana".
Del suo lavoro invece Pablo Avendano dice: "Le persone non si adattano funzionalmente in nessun ambiente, quindi devono comprenderlo. Ciò rende la natura piuttosto enigmatica e l'arte ama gli enigmi".












Biografia
Pablo Avendaño (San Sebastián, Spagna, 1971) ha sviluppato la sua carriera di artista visivo con sede a Bruxelles per 15 anni. Espone regolarmente il suo lavoro in Europa, negli Stati Uniti e in Cina, con una presenza in eventi come la Miami Bridge Art Fair, lo Shangai International Arts Festival, Scope Basel, Apertura Madrid o gallerie come Martine Ehmer a Bruxelles e RL Fine Arts a New York. È stato docente al Center Wolubilis e membro della giuria in diversi lm d’arte. Dal 2016 vive e lavora a Madrid.
Nel corso degli anni, il suo lavoro si è spostato verso la combinazione di media (pittura, fotografia, oggetti) e l’immagine narrativa. Ora fa un passo avanti nel genere microstory della letteratura.

Riferimenti:

10 marzo 2018

Anna Frida Madia e l'arte che indaga l'anima e rivela emozioni

La ragazza non ha età, forse ha cento anni appoggiati alla schiena, e quando dipinge in cucina quei quadri di capelli che avvolgono i volti, quegli anni le avvolgono le spalle. L'idea della pittrice torinese che dipinge in un angolo di Francia è fascinosa e sembra raccontare una favola, ma le favole Anna Frida Madia le racconta in punta di pennello, tanto delicate e intense, tanto gentili e misteriose che il tempo stesso ha i capogiri.
Sono davvero felice di aver invitato senza conoscerla personalmente Anna Frida Madia a partecipare alla mostra Sua Cuique Persona [L'autoritratto come maschera e specchio]( presentata da ArTS a Trieste). Senza che nessuno mi parlasse di lei, senza che nessun "esperto" mi consigliasse la sua conoscenza. Mi sono lasciata guidare solo dal richiamo potente di ciò che  dipinge. Gioisco di aver insistito, da sconosciuta a sconosciuta, mettendo la punta del piede nella porta della sua vita. Chi mi conosce davvero sa quanto posso essere timorosa negli approcci alle persone, eppure a volte non ci sono caratteri e motivi che tengano, c'é lo slancio e la certezza che gli incontri sono incontri. E così Anna mi ha creduto e mi ha fatto posto, mandando per la mostra un suo piccolo quadro (qui sotto), Ombeline, 19 x 27 centimetri di puro sguardo. E io sono certa che questa sia una piccola perla di una lunga collana che intreccerà i nostri destini.

Di Anna Madia il critico Matteo Gardonio ha scritto:"
Consapevole è Anna Madia, per chi scrive tra le voci più singolari della figurazione contemporanea; il suo stile prende una nota sorprendente, quel germe di Eugène Carrière che tanto piaceva al giovane Picasso. Apparentemente sembra convenzionale e altera, invece catapulta chi osserva in un universo intimo e silenzioso, anche con venature decadenti, degne di una Deborah Turbeville".

Anna Frida invece, racconta di sé: "Una volta all'anno nella mia famiglia c'era il rituale di lavare la lana dei materassi: ogni angolo della casa era pieno di sostanza color crema morbida e passavo ore e ore a giocare e immaginare cime innevate e apparenze bizzarre. Oggi questa tradizione è per me un rito di amore e liberazione dalle stigmate simboliche di notti insonni, incubi e infermità: il letto diventa di nuovo il presepe in cui inizia un nuovo ciclo. Lana, centrini e capelli sono la porta di accesso a questo mondo sospeso tra realtà e sogno. Cercando sul sonnambulismo e su altri disordini (narcolessia, allucinazioni ipnagogiche e ipnopompiche ...), ho iniziato a indagare su un altro tipo di ritratto: volti nascosti, occhi chiariti, situazioni enigmatiche in cui compaiono bagliori e allucinazioni personali".










Biografia
Anna Madia, diplomata in Pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Italia. Vive e la- vora in Francia. Nel 2011 è tra gli artisti selezionati da Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia (Regione Piemonte). Nel 2010 ha vinto un workshop triennale presso il Ginkgo Contemporary Art Center di Troyes (Francia) e nel 2009 è diventata «tutor in painting» all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Artisticamente attivo in Francia, Italia e all’estero, è stata selezionata come nalista al Premio Fabbrica Italiana nel 2004, al Premio Cairo nel 2006, al Premio Ritratto britannico della National Portrait Gallery di Londra nel 2007; ha vinto nel 2008 il Renaissance Prize dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra e il Premio La Fenice di Venezia. 2014: Borsa di studio “Aide a la creation”, Champagne Ardenne Region. Francia. Finalista 2014 top ten Showdown Saatchi Art “Body Electric”. Intervista “Uno a guardare” Saatchi Art. “Invest in Art” Catalogo primavera 2016 Saatchi Art
Private collections: Italy, France, Swiss, Germany, England, Holland, Spain, Portugal, Norway, Bel- ge, Polony, Canada, USA, Mexico, Arabia Saudita, Colombie, Brasil, Japan...

Riferimenti

9 marzo 2018

Manuel Larrea Graham, iperrealismo urbano e visionario dal Messico

Manuel Larrea Graham è un pittore autodidatta messicano, la sua opera è influenzata dai grandi maestri del periodo rinascimentali ai quali si ispira tecnicamente alla ricerca di risultati di valore estetico, unendoli con elementi di arte contemporanea (con forti i richiami alla street art) e a espressioni artistiche di stile urbano.
Ho conosciuto Manuel in Italia, durante una sua vacanza con la sua bella compagna. Ho percepito subito nei suoi occhi sensibilità e delicatezza, che nella sua arte si traduce secondo me nella cura e nella dedizione che investe quando sta dipingendo. Parlando con lui si percepisce il rispetto che porta all'Arte, come se l'Arte gli avesse permesso di entrare nel suo mondo, un luogo di visioni, forme e colori, quel luogo miraggio e prigione dei veri artisti. 
Oltre all'intenzione pittorica però, trovo nelle sue opere quella lieve sfumatura di stupore bambino di chi ha attraversato altri ambiti nella vita, e poi ha ceduto al richiamo impetuoso dell'arte arrendendosi ad esso. 
Ho invitato Manuel con grande gioia a partecipare alla mostra Sua Cuique Persona [L'autoritratto come maschera e specchio]( presentata da ArTS alla città di Trieste) e Manuel,  ha dipinto un autoritratto inedito dal titolo "Fragmented me" ( qui a sinistra ).
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Il critico Matteo Gardonio scrive della sua opera : "(...) legata ad un realismo di ascendenza courbetiana è la ricerca di Manuel Larrea Graham, e non c’è da stupirsi essendo i pittori messicani collegati agli spaccapietre del genio di Ornans".

Biografia
Manuel Larrea Graham, nato nel 1973, è un artista visivo messicano, autodidatta, con una percorso di oltre 15 anni in attività legate all’arte e alla cultura. Studi accademici nel campo delle scienze umane, in particolare nella Facoltà di Scienze Politiche e della Pubblica Amministrazione presso l’Università Iberoamericana in Messico e un Diploma di Arte dal Rinascimento al Romanticismo insegnata dalla Università Carlos III di Madrid.
D’altra parte ha insegnato workshop di disegno e svolto lavori di curatela in vari eventi legati alle arti visive, nonché vari progetti pittorici e scultorei per aziende, spazi pubblici e varie collezioni private. È stato direttore delle gallerie “Lithium Art room” a San Miguel de Allende e Queretaro per 5 anni (2003-2008) e ha partecipato a mostre in varie gallerie e luoghi pubblici.
La sua opera è influenzata dai “grandi maestri” del periodo rinascimentale, da dove cerca di emulare tecnicamente risultati di valore estetico, fondendoli con elementi di arte contemporanea e espressioni artistiche corte urbana.


Riferimenti:
https://www.facebook.com/Manuel-Larrea-Graham-Art-292432927936268/
www.bearts.eu












































2 marzo 2018

Gillo Dorfles, il volto eterno e la ricerca del fuoco

"Senti il fuoco plasmando queste creature, vero? se lo senti, continua, e non fermarti mai. È questa la via giusta, ascoltare quel fuoco".
Gillo Dorfles e Alessandra Spigai
È qualche anno che custodisco questa foto sfocata come un monito e un faro. Lo confesso, ne sono gelosa e orgogliosa. Nella sua casa di Milano, piena zeppa di omaggi d'autore e pezzi esclusi di grandi artisti, mescolati a ricordi di un secolo, Gillo Dorfles quel pomeriggio mise le mani sulle foto delle mie sculture e le guardò,  con attenzione, in silenzio, un silenzio che mi sembrava infinito, mentre mi sentivo sempre più piccola. Stavamo mangiando sfogliatine buonissime portate in tavola dalla signora che guardava la casa, le sue preferite sottolineò. "Vede? io studio molto e molte cose diverse, ma quando creo qualcosa, faccio quelle cose lì. Sono attratto dai colori e da quelle forme -accennando con quel volto eterno ad un grande totem coloratissimo, al di là del tavolo - Facciamo cose diverse lei e io. Ma quello che vedo in queste sue figure è talento e fuoco. Cerco sempre il fuoco, nell'arte. Senti il fuoco plasmando queste creature, vero?- passando finalmente al tu - se lo senti, continua, e non fermarti mai. È questa la via giusta, ascoltare quel fuoco".
Non sono triste che Gillo Dorfles abbia terminato la sua lunga vita, ma sono grata che ci sia stata.


Gillo Dorfles, Contorsione, 2013, vetroresina


Barbara Bonfilio, lo sguardo delle donne

Scorrendo i suoi quadri, le sue figure, le sue campiture, le sue composizioni, mi accorgo che per parlare di Barbara Bonfilio non è necessario conoscerla di persona. Gli sguardi ti inchiodano, uno sull'altro, uno più dell'altro, la postura sicura e aristocratica, severa, plastica e i colori pieni, stesi senza fretta, senza indugiare in una sola ombra, custodiscono i suoi volti e i loro sguardi come una regalo inatteso. Che una volta svelato, diventa insostituibile.

Così come spaccare il ghiaccio liscio sulla superficie di uno stagno rivela un micromondo sommerso di alghe fluttuanti e pesci colorati, così lasciarsi attrarre e superare l'eleganza formale della compostezza delle sue donne, e tuffarsi in quegli sguardi seducenti e volitivi, ti immerge in un altro sistema, in cui traspare intelligenza e caparbietà, stile al contempo l'esser di Natura.

È un viaggio bellissimo confrontare il lavoro di un artista con la sua persona. Metterli vicini, sovrapporli, metterli allo specchio. Per la mostra Sua Cuique Persona [L'autoritratto come maschera e specchio]( presentata da ArTS alla città di Trieste) Barbara Bonfilio ha dipinto un autoritratto inedito dal titolo "Autoritratto con benda" ( qui sotto ). E di quegli ultimi giorni prima dell'inaugurazione mi rimarrà il ricordo della sua corsa contro il tempo, dei miei stressanti solleciti, dei nostri confrontarsi a tutte le ore, della sua determinazione e fatica con il fine di riuscire in tempo da dare sé stessa, nonostante lo stress, nonostante il non conoscersi, nonostante la distanza. Amore per l'Arte.

Autoritratto con benda - 2018 -120 x 100 - acrilico su tela

Il critico Matteo Gardonio scrive della sua opera: "La donna del realismo magico, ad oggi, è Barbara Bonfilio. Ma è riduttivo e in parte inesatto, essendo ancora viva Bettina Shawn Lawrence. Questo suo modo di dipingere avrebbe fatto girare la testa ai grandi di quel mondo: Casorati, Cagnaccio di San Pietro, Guidi, Zecchin. La stesura del colore è piatta ma la resa è avvolgente. Per nulla decorativa ma ancora una volta, di chi inter- roga e si lascia piacevolmente interrogare. C’è un fascino lottesco più che klimtiano".

Sul proprio lavoro Barbara Bonfilio ha detto:
Il mio lavoro sono ritagli sonori: uno spaccato visivo e sonoro di questa nostra società.(...) Mi piace catturare lo spettatore con la bellezza del soggetto e dei decori per poi “spiazzarlo” con il significato del testo e lanciare spunti di riflessione.






Biografia:
Barbara Bonfilio si è laureata in Pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino nel 2001.
Selezionata per la rassegna Friday Posts al MOMA di San Francisco. Espone alla 54° Biennale di Venezia Padiglione Italia /Lo Stato dell’Arte, al Museo Madre di Napoli, alla mostra White Box a cura di Giuseppe Biasutti. Partecipa a Moulhouse 007: Talenti delle Accademie Europee.
Nel 2017 espone alla Yia Art Fair di Maastricht e alla Yia Art Fair di Parigi.
Nel 2016 espone alla Art Fair Stuttgart e alla mostra I On Fire curate da Martina Cavallarin , Galleria Ellebi, invitata alla residenza d’artista BoCS Art curata da Alberto Dambruosio e al 49' Premio Suzzara.
Nel 2015 espone ad Anime diverse – Bonfilio, Lo Schiavo, Giannulli, Galleria Ellebi, Cosenza ed è invitata ad Arte Expo Italiana tra i 200 Maestri dell'Arte Italiana, a cura di Vittorio Sgarbi,Varedo.
Nel 2014 espone alla mostra Tissue C9 Arte a corte a cura di F. Baboni, alla collettiva Aliens nella casa di L. Ariosto , e la personale Apertis Verbis alla galleria Numen Arti Conteporanee di Benevento.
Nel 2013 finalista con opera pubblicata in catalogo al prestigioso London Creative Awards, ed espone alla personale del collettivo Hado – Ordo Amoris presso la Galleria De Chirico di Torino.
Per due volte partecipa e vince il Premio Speciale della Biennale Premio Artemisia.
Si classifica finalista in prestigiosi premi tra i quali il Premio Biennale di Pittura Felice Casorati, il Premio Morlotti, il London Creative Awards,il Premio Carlo Dalla Zorza, il Premio Internazionale Limen, il RezArte Premio Tricolore e il Premio Combat Prize. Pubblicata in catalogo del 2004, 2007, 2008 al Premio Celeste.
Alcune sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private tra le quali la Collezione Permanente della Pinacoteca di Gaeta, la Collezione Miroglio, la Collezione Permanente La Fenice Gallery di Venezia e la Collezione Permanente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Riferimenti:
www.barbarabonfilio.net
www.bearts.eu



28 febbraio 2018

Luca Coser, forme profonde e sussurri stratificati

Eppure è un uomo che ha presenza, Luca Coser, un viso deciso, con lineamenti marcati.
Ci siamo scritti e parlati al telefono, ma conoscerlo di persona, al vernissage di Sua Cuique Persona [L'autoritratto come maschera e specchio]( presentata da ArTS alla città di Trieste) pur nella confusione della folla, mi ha colpito subito, per il contrasto tra la sua energia aperta, la schiettezza con cui si poneva (adorabile trentino!) contrapposti alla misteriosa, delicata evanescenza stratificata delle sue opere.
L'ho invitato a partecipare alla mostra dopo aver passato una sera intera ad osservare il suo lavoro, scandagliando la rete, e confondendo i suoi periodi, appositamente. Non cercavo un motivo logico, intellettuale direi, ma una sensazione. Ho vagabondato tra trent'anni della sua pittura, lasciandomi navigare alla deriva, tra figure solo contornate che mi chiamavano dentro, sovrapposizioni di memorie di tutti, inspiegabilmente anche mie, con dettagli e spazi riempiti però solo per sé. Ganci per lo sguardo e immagini che sfuggono.
Il lavoro di Luca Coser mi ha rapita, se possibile in modo tanto delicato quanto deciso, senza ragionate motivazioni, come lateralmente, senza affrontare il mio sguardo di petto, ma facendomi il solletico ai pensieri, agendo con la sua pittura verso di me, non definendo a voce alta un'identità narcisistica e protagonista, ma anzi mi ha sedotto con sussurri e allusioni di memorie e ombre lontane (nello spazio e nel tempo), colori delicati ma precisissimi, facendomi avvicinare, allontanare, e riavvicinare con qualcosa di nuovo, di me.

L'opera sull'autoritratto che ha presentato alla mostra è inedita e si intitola : Malinconia senza dire malinconia, 50 x 70, 2018 (sotto nella foto)



Su Luca il critico Matteo Gardonio ha scritto: Luca Coser è, tra gli artisti presenti, quello che avrebbe entusiasmato Willem de Koonig e Robert Rauschenberg insieme... ha una forza commovente l’esistere e lo scomparire che mostra nel proprio autoritratto. Vale un’impronta sulla luna, come sulla sabbia...tanto forte per declamare la propria esistenza, quanto fragile rispetto ad un universo che supera l’homo faber.


Sul proprio lavoro Luca Coser dice:
"Più l’arte insegue dinamiche legate all’antropologia e alla sociologia, con le sue mode e i suoi rituali, più mi ritiro in studio a dipingere, cercando nello spazio chiuso e autoreferenziale del quadro una dimensione atemporanea che rivendico come linguaggio possibile.
Non mi è facile parlare dei contenuti formali e concettuali delle mie opere perché questi sono il risultato di una sfocata sovrapposizione di più elementi.
Lavoro sul recupero di umori ed immagini che appartengono alla mia memoria personale e al tempo stesso a quella collettiva.
Cerco di definire forme che rimandino ad altro rispetto a se stesse, a qualcosa di indefinito".



Hotel 2015-16 190x 190

Vanitas 2014 acrilico su alluminio 110x90




















Biografia:
Nato a Trento nel 1965
1983: Iscritto all’Accademia di Belle Arti di Venezia al Corso di Pittura tenuto da Emilio Vedova
1987: Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze al Corso di Pittura tenuto da Gustavo Giulietti
1999: il Centro Audiovisivi della Provincia Autonoma di Trento produce un video sul suo lavoro artistico, per la regia di Luciano Appacher
1999 - 2000: Sandro Avila produce e dirige un video sul suo lavoro artistico
2001: il Comune di Trento realizza un video sulla sua mostra personale tenutasi nelle sale della Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento nell’inverno del 2000
Dal 2000 è responsabile della collana artistica della casa editrice Nicolodi
Dal 1997 al 2001 Assistente alla Cattedra di Anatomia Artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo
Nell' inverno 2001/2002 docente di Step Design, Corpo e Tecnologia, presso l’Accademia del Design di Bolzano
La sua più importante mostra personale si è tenuta nell'inverno del 2000 nelle sale della Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Trento

Riferimenti:
www.lucacoser.net
www.bearts.eu



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27 febbraio 2018

David Dalla Venezia, dipingere l'io e i suoi enigmi


Anche solo capire cosa e come scrivere di David Dalla Venezia ha significato per me affrontare me stessa, il mio punto di vista personale sul pittore e sull'uomo, ricorrere ad un approfondimento sul suo grande lavoro pittorico e confrontarmi con la conoscenza privata che ho avuto di lui in questi ultimi anni.

Si è scritto tanto su David Dalla Venezia pittore, la rete riporta molti articoli e interviste fin dai primi anni della sua produzione artistica. Io potrei solo aggiungere qualcosa di ciò che conosco del David uomo, ma su questo preferisco mantenere la riservatezza dovuta agli amici.

Un pensiero però lo posso condividere, l'Uomo e il Pittore si fondono in David Dalla Venezia in un'unica sostanza, che posso definire una materia umana rigorosa e colta, frammentata e misteriosa, gentile e brusca, carnale e delicata, fascinosa ed enigmatica.

Da un pomeriggio a casa sua, tra amici, è nata l'osservazione del suo Autoritratto e del dettaglio, citato in basso a sinistra, della tavolati legno dipinto nel 1500 dal Ghirlandaio riportante la scritta Sua Cuique Persona, ovvero - a ciascuno al sua maschera-. Utilizzate per coprire i dipinti in fieri, queste "coperte" di legno, erano allora una prassi. È stato il mistero dell'osservazione di quel dettaglio evocativo che mi ha mosso il desiderio di farne una mostra sull'autoritratto (figurativo). Sono stata quindi onorata che David abbia prestato (concettualmente e fisicamente) il suo quadro a dare l'incipit all'esibizione collettiva Sua Cuique Persona [L'autoritratto come maschera e specchio] presentata da ArTS alla città di Trieste.

Sul suo Autoritratto, per l'occasione, il critico Matteo Gardonio ha scritto: "Altrettanto importante, la figurazione di David Dalla Venezia che presenta un’opera prima – è il caso di dirlo. Un autoritratto come il Gilles di Watteau, forse il più grande pittore del Settecento, e i riferimenti (al pari del Zola di Manet) ad altri importanti colossi dell’autoritrarsi: il Picasso della Morte di Arlecchino e il Sui Cuique Persona. A ciascuno la propria maschera è perfetto per definire non solo l’opera di Dalla Venezia, ma il concetto ultimo di questa mostra. La sua pittura, però, al di là dei voluti citazionismi, è una nuova figurazione che lo pone tra gli interpreti più colti tra Italia e Francia oggi; sarebbe stato questo pittore anche ai tempi di Bosch, è certo".

Dice David Dalla Venezia sul suo lavoro  "Il mio mondo della rappresentazione si è duplicato ed ogni quadro rimanda all’altro, lo riflette in un labirintico gioco di specchi. Mi sento dunque libero di apparire, entrare io stesso nei miei dipinti senza per questo rinunciare al mio altro, e di lasciare che tra i quadri si instauri un gioco di speculazioni e riflessioni dal mondo del fantastico a quello della realtà in una sorta di sogno ad occhi aperti, o forse, di sogno nel sogno.
I generi si mescolano; le nature morte, gli animali giocattoli, nella dimensione del dipinto si trasformano quasi si animano in ritratti. E la vita reale, l’atelier, i quadri stessi trovano posto in questa messa in scena che diventa mise en abyme."


n°700    olio su tela, cm 257x184, 2014

n°573    olio su tela, cm 55x46, 2008

no.690 oil on canvas, cm 22x33, 2014


no.613, oil on canvas, cm.35x27, 2009
no.648, oil on canvas, cm.195x195, 2012
(“Oh, you pretty things!”)


no.686oil on canvas, cm.41x41, 2014

Biografia:
Nato a Cannes, Francia, il 10 Aprile 1965.
Il fascino ed il potere delle immagini hanno fin dall’infanzia determinato in DDV la necessità di essere pittore.
Figlio d’arte: il padre, formatosi nelle botteghe veneziane con un lungo apprendistato iniziato all’età di 11 anni, è artigiano del legno, corniciaio, doratore, restauratore e, nel privato, lui stesso artista poliedrico. Trasferitosi nel 1958 a Cannes ha lavorato per artisti allora residenti in Costa Azzurra (Picasso, Ozenfant, Sutherland, Rezvani tra i molti), collezionisti (sir Douglas Cooper, Ruggerini) e gallerie (galleria Sapone di Nizza, Maeght di St. Paul de Vence). Nel 1973 è tornato a Venezia dove vive e lavora.
Cresciuto dunque, tra Cannes e Venezia, in una famiglia ed in un ambiente ricchi di stimoli ed esempi di artigianato e di arte, DDV ha acquisito la manualità ed esperienza del mestiere (praxis) ed assunto quel senso metafisico che sta a fondamento del fare artistico (poiesis).
Diplomato al liceo classico ha poi studiato storia dell’arte e filosofia all’università di Venezia.
Il mondo e la cultura popolare del XX secolo (le storie illustrate, i fumetti, i cartoni animati, il cinema), la mitologia classica e le sue relative elaborazioni psicoanalitiche (Freud, Jung), la filosofia greca, moderna (soprattutto Schopenhauer e Nietschze) e contemporanea (Severino) hanno ulteriormente nutrito la visione del mondo e l’immaginario pittorico di DDV.
Grande influenza nella prima giovinezza di DDV hanno avuto il Surrealismo (Dalì, Magritte), la Metafisica (De Chirico, Savinio).
Negli anni ’80, culmine di un periodo di abbandono e disprezzo ufficiale per la pittura figurativa, cruciale è stato l’incontro con il catalogo dell’esposizione “Les Realismes: 1919-1939”, curata da Jean Clair nel 1980 presso il Centre Pompidou di Parigi. La summa di immagini, testi e documenti sul ritorno alla pittura figurativa tra le due grandi guerre ha permesso a DDV di comprendere come fosse possibile, e necessario, continuare e mutuare i grandi esempi classici della pittura nel e con il mondo contemporaneo.
Nel 1987 a seguito di considerazioni sulla storia della pittura pubblica (le grandi decorazioni esterne di palazzi dell’antichità e modernità classica, ma anche i movimenti di pittura murale e sociale in Italia e Messico nei primi anni del XX secolo, fino al movimento graffitista newyorchese ed internazionale degli anni ‘80) decide di passare dalla teoria alla pratica cominciando, in collaborazione con l’artista giapponese Hiroshi Daikoku, a dipingere grandi composizioni sulle palizzate di legno dei cantieri di restauro per le strade di Venezia. La realizzazione di questi dipinti è imperniata sulla più immediata, spontanea ma responsabile, comunicazione con il pubblico cittadino e viene da questo, e anche dalla stampa, accolta con simpatia e favore. L’esperienza durerà fino al 1989 con la realizzazione di 12 dipinti (vedi David & Hiroshi).
Nel 1989 la sua prima mostra personale ha luogo presso la galleria Bac Art studio a Venezia.
Dal 1990 al 1992 vive e lavora a Nizza partecipando a esposizioni collettive nella regione (XXIII Festival Internazionale della Pittura di Cagnes-sur-Mer, IV Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea dove vince il 1° premio per la pittura).
Nel 1992, in occasione della partecipazione alla mostra “Corale” curata da Andrea Pagnes presso la Fondazione Bevilacqua-La Masa, rientra a Venezia dove da allora vive e lavora.
Negli anni ’90, continuando a dipingere ed esporre in Italia e all’estero, ha sviluppato il suo stile e perfezionato la tecnica pittorica cercando sempre un confronto con la contemporaneità.
Con l’inizio del nuovo secolo e grazie alla libera diffusione ed accesso alle informazioni resi possibili da internet si consolida la coscienza del persistere di una cultura diffusa della pittura, come proseguimento ininterrotto di un lungo ed antico percorso di tradizione, che contraddice palesemente la pretesa universalità dell’egemonico ed esclusivo monopolio ufficialmente denominato e comunemente noto come sistema dell’Arte Contemporanea.
Nel 2005 ha partecipato in Norvegia alla II Kitsch annuale che fa capo al noto pittore norvegese Odd Nerdrum.
DDV ha continuativamente inciso lastre ad acquaforte (tecnica a cui è stato introdotto nel 1979 presso la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia) da cui ha tirato numerose stampe (sotto i torchi della stamperia della Bottega del Tintoretto, e del Bac Art Studio di Venezia) incluse nella raccolta del Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne di Bagnacavallo.
Attualmente intrattiene rapporti e relazioni con suoi colleghi pittori nel tentativo di sostenere, non solo con la sua pittura ma anche tramite l’organizzazione di eventi espositivi, l’auspicata rivalutazione di quella parte del mondo dell’arte dei nostri tempi che è stata finora penalizzata: la pittura figurativa. (dalla biografia originale)


Riferimenti:
www.daviddallavenezia.com
www.info6262.wixsite.com/psychophagomenos/gallery
www.daviddallavenezia.tumblr.com
www.bearts.eu

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